Ora che il pass Champions se lo è portato via la Fiorentina – potrebbe non bastare un mezzo miracolo il prossimo fine settimana -, Luciano Spalletti chiede un rinnovato voto di fiducia a chi lo ha scelto per dare un senso all’ennesimo progetto in bianconero. “Sì, in settimana parlerò con Elkann… ci parliamo spesso, ci parlerò perché devo presentare il mio lavoro, qualcosa di meglio di ciò che ho fatto fino ad ora…”, dice l’ex ct azzurro quando il sipario sul duello con i toscani lo lascia nella terra di nessuno. Un po’ bella la sua Juventus è stata, un po’ sballata anche: a stonare sono le ultime note, quelle non suonate contro il Verona e, ieri, davanti al colore viola. Spalletti ha un contratto che lo lega alla Signora fino al giugno del 2028: altri due anni per costruire una squadra che sappia vincere. Luciano è il punto fermo della rinascita o, meglio, dovrebbe esserlo: la proprietà nella figura dell’ingegnere John Elkann crede nell’uomo della possibile provvidenza, ma, allo stesso tempo, non avrebbe mai immaginato che la svolta Spalletti si fermasse sul più bello. Uno stop che “macchia” il cammino: arrivato con la squadra al settimo posto e a meno sei della vetta, dopo sette mesi il posto occupato è “solo” il sesto e la vetta distante 18 punti.
Può il tecnico toscano fare un clamoroso passo indietro nel caso in cui finisse l’avventura in corso dentro l’Europa League? “Se non riusciamo a reagire dal punto di vista mentale, il primo responsabile sono io. Evidentemente – racconta l’allenatore di Certaldo – devo tornare a studiare di più, devo mettermi in discussione io, non i giocatori… voi, però, smettetela di dare dei falliti, di caricare ogni partita come se si andasse in guerra, vita o morte, non funziona così altrimenti ci sarà sempre qualcuno che non reggerà la pressione”. Spalletti parlerà con Elkann perché vuole assumersi le proprie responsabilità anche, e soprattutto, in un colloquio diretto con il numero uno della Continassa: il rapporto tra l’ex ct azzurro e l’Ingegnere è costruito su una profonda stima e l’empatia nata tra i due è un elemento in più che non può che rafforzarne il legame. Elkann, d’altronde, solo una settimana fa si è detto convinto di poter ricominciare la stagione su basi solide grazie alla presenza di un tecnico che ha avuto la possibilità di conoscere l’ambiente bianconero e che può mettere in campo conoscenze ed esperienza per puntare agli obiettivi più grandi: una rivoluzione tecnica non è nei piani del club. Spalletti ha lasciato l’Allianz Stadium moralmente distrutto, ma con la voglia di rivendicare il lavoro fatto da fine ottobre a oggi. “Il giudizio che do alla Juventus è positivo, abbiamo fatto un grande percorso che solo gli episodi non hanno trasformato in grandissimo. Da quando ci sono io è andata così, siamo comunque in Europa League, non era scontato esserci… e non è ancora finita”, sottolinea. Chi ascolta si tappa le orecchie: l’essere “comunque in Europa League…” ha l’effetto di mandare in tilt i social dove la voce dei tifosi juventini si fa sentire. Spalletti ha dato un’identità, ha valorizzato gran parte della rosa, ha suscitato la curiosità del pubblico: tutto vero, ma senza il traguardo minimo tutto scolorito. E, allora? L’ex ct azzurro non è tipo da farsi da parte, non lo ha fatto nemmeno quando era alla guida della Nazionale e con il peso di una qualificazione mondiale compromessa. Ma, ora, è il momento di parlare con chi crede in lui e, in lui, vuole costruire il prossimo biennio: ieri Elkann non era allo stadio perché impegnato all’estero e, all’estero, potrebbe rimanere per l’intera settimana. La colpa della sconfitta, dolorosa, contro la Fiorentina non va cercata al di fuori della Continassa.