LA JUVENTUS DEI GRANDI CAPITANI CON LA FASCIA FINITA NELLE MANI DI LOCATELLI

La fascia della Juventus non è mai stata un semplice pezzo di stoffa. È sempre stata un
simbolo. Un’eredità pesantissima passata sulle braccia di uomini che rappresentavano
qualcosa di più di un calciatore. Uomini che incarnavano lo stile Juventus, il senso di
appartenenza, la leadership naturale. Pensare oggi che quella stessa fascia sia sul braccio di Manuel Locatelli provoca in molti tifosi una sensazione difficile da spiegare. Più che rabbia,amarezza. Perché una parte dell’ambiente juventino ha ormai maturato la percezione che Locatelli non viva il ruolo da semplice capitano, ma da figura diventata centrale in ogni equilibrio interno della squadra.

Negli ultimi anni si sono accumulati episodi che hanno alimentato questa sensazione. Il casopiù discusso resta quello legato a Igor Tudor. Alla vigilia della sfida contro il Real Madrid filtravano indiscrezioni precise su una possibile esclusione di Locatelli dall’undici titolare. La mattina della partita comparve quella storia Instagram con la fascia al braccio. Un gesto che molti tifosi interpretarono come un messaggio rivolto all’ambiente, quasi un modo per ricordare il proprio peso all’interno dello spogliatoio. Tudor, allenatore duro e poco incline ai
giochi di potere interni, tirò comunque dritto per la sua strada lasciando Locatelli fuori dai
titolari. Qualche tempo dopo, in seguito ad altri risultati deludenti, arrivò l’esonero. E la
coincidenza tra quelle tensioni e il successivo allontanamento del tecnico finì inevitabilmente per alimentare sospetti e malumori tra i tifosi, anche senza alcuna prova concreta di collegamenti diretti.
Ed è proprio questo il punto che continua a inquietare una parte del popolo juventino. La
sensazione che attorno a Locatelli ruoti ormai gran parte degli equilibri della squadra. Nel
tempo, tra i tifosi si è fatta strada l’idea che chi non entri davvero nelle gerarchie del gruppo finisca rapidamente ridimensionato. Basta guardare cosa è successo ai centrocampisti arrivati
a Torino negli ultimi anni. Arthur Melo doveva essere il regista del futuro e non è mai riuscito ad imporsi. Douglas Luiz era stato acquistato per alzare il livello tecnico del centrocampo ma si è ritrovato quasi subito ai margini. Teun Koopmeiners, pagato una cifra enorme, ha vissuto stagioni complicatissime e lontane dalle aspettative. Tre operazioni costate decine di milioni, tre giocatori lentamente svuotati fino a diventare comprimari o problemi da gestire. Nel
frattempo Locatelli è rimasto sempre il punto fermo del progetto, anche nei momenti in cui
rendimento e risultati della squadra continuavano a deludere.

Perché anche questo pesa nel giudizio di molti tifosi. Da quando Locatelli è arrivato alla
Juventus, la squadra non è più riuscita a tornare davvero vincente. Anni di transizione,
stagioni anonime, eliminazioni europee deludenti e una sola Coppa Italia conquistata in mezzo al vuoto. Ironia della sorte, nella finale Locatelli era squalificato. E ancora oggi, tra sarcasmo e amarezza, non manca chi sottolinea quella coincidenza.
A rendere ancora più pesante il dibattito ci sono poi i rapporti con allenatori e ambiente.
Anche con Luciano Spalletti ci sarebbe stato un duro diverbio durante una sostituzione al 61’ contro il Pisa. Le immagini hanno mostrato una tensione evidente e forse un confronto acceso. Da lì in avanti, però, Locatelli ha continuato a occupare una posizione sempre più centrale nel
progetto tecnico fino al rinnovo del contratto del tecnico stesso. L’immagine dell’abbraccio
tra i due dopo la firma è stata letta da alcuni tifosi quasi come una scena simbolica di
approvazione, il riflesso di un equilibrio interno in cui Locatelli appare sempre più influente. Non un semplice giocatore, ma una figura attorno alla quale sembra ruotare gran parte dell’ambiente.
Ma forse l’episodio che più ha allontanato una parte del tifo juventino è stato quello della
cena durante il ritiro della Nazionale con alcuni giocatori dell’Inter. Tra loro c’era anche Alessandro Bastoni, reduce poche settimane prima dall’episodio contestatissimo che aveva portato all’espulsione di Pierre Kalulu dopo una simulazione che aveva fatto infuriare gran
parte del mondo bianconero e non solo. Naturalmente nessuno può impedire a compagni di Nazionale di frequentarsi fuori dal campo. Ma una parte della tifoseria juventina ha vissuto quell’immagine come qualcosa di distante dall’idea tradizionale di capitano della Juventus. E proprio qui il confronto con il passato diventa inevitabile.
Perché viene spontaneo pensare a Gaetano Scirea, un capitano che rappresentava la Juventus in ogni comportamento quotidiano. Scirea era il tipo di uomo che invitava i tifosi a cena a casa propria, che viveva il rapporto con il popolo juventino con naturalezza, rispetto e senso di appartenenza autentico. Oggi invece molti tifosi si ritrovano a vedere il capitano della Juventus seduto a cena con giocatori dell’Inter pochi giorni dopo un episodio che aveva fatto esplodere polemiche e rabbia nell’ambiente bianconero. E allora la domanda, inevitabilmente, se la pongono in tanti. Cosa può aver pensato Kalulu vedendo quelle immagini? E soprattutto, quanto è distante tutto questo dall’idea storica di juventinità?
Perché la Juventus ha avuto capitani che erano molto più di semplici giocatori. Giampiero Boniperti era la Juventus fatta persona, l’uomo che trasformò l’appartenenza in uno stile di vita. Gaetano Scirea rappresentava eleganza, rispetto e umanità. Alessandro Del Piero è stato
il simbolo della fedeltà assoluta, il capitano rimasto in Serie B quando avrebbe potuto lasciare Torino per qualsiasi grande club europeo. Gianluigi Buffon incarnava leadership, carisma e protezione del gruppo.
Ed è proprio questo il motivo per cui il dibattito attorno a Locatelli continua a essere così acceso. Non soltanto per il rendimento. Non soltanto per i risultati mancati. Ma perché una parte dei tifosi ha la sensazione che la fascia abbia perso parte del suo significato storico, trasformandosi più in un simbolo di potere interno che in un’eredità da custodire. Per chi è cresciuto con Scirea che invitava i tifosi a casa propria, vedere oggi il capitano della Juventus ridere a tavola con gli interisti dopo certe ferite sportive non provoca rabbia. Provoca qualcosa di peggiore. La sensazione che la Juventus abbia smarrito una parte della propria identità. NB

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