Gleison Bremer si è confermato si uno dei difensori più forti della Serie A, ma anche un giocatore molto legato a un chiaro sistema di gioco. Il suo rendimento è variato in modo evidente tra le partite giocate con la difesa a tre e quelle preparate con una linea a quattro. Quando la Juventus ha scelto di schierarsi con la difesa a tre, Bremer è tornato a esprimersi su livelli altissimi, da centrale puro nei tre dietro, protetto ai lati, con compiti di marcatura e aggressione, il brasiliano ha dominato molti scontri diretti. In gare contro attacchi fisici e diretti, è apparso praticamente insuperabile nell’uno contro uno, sempre in anticipo e molto sicuro nelle letture. In queste partite si è rivisto il Bremer già ammirato ai tempi del Torino aggressivo, dominante nei duelli aerei e capace di guidare la linea con autorità, anche quando la squadra si abbassava e difendeva con blocco basso. Diverso, invece, il discorso nelle partite in cui la Juventus ha adottato la difesa a quattro, in questo sistema, Bremer è sembrato meno a suo agio, soprattutto contro squadre dinamiche e tecniche. Costretto a coprire più campo lateralmente e a gestire la profondità senza il supporto immediato di altri due centrali stretti, ha mostrato qualche difficoltà nelle letture di alcune situazioni e nei tempi di uscita, apparendo meno dominante, più esitante e talvolta impreciso anche in fase di costruzione. Non sono mancati errori individuali, soprattutto quando si è trovato a difendere in campo aperto o a gestire situazioni di due contro due. Il punto centrale è che Bremer resta un difensore di altissimo livello, ma con caratteristiche molto specifiche: si supera quando può giocare sull’uomo, accorciare in avanti e sfruttare il fisico, mentre fatica di più quando deve interpretare una difesa posizionale pura, fatta di linee, distanze e coperture preventive continue. Pietro Malacrinó
BREMER, LEADER SOLO A METÀ, IL NODO DELLA LINEA A QUATTRO