LA JUVENTUS TORNA CON I PIEDI PER TERRA. E IN ATTACCO IL PROBLEMA E’ SERIO
Se qualcuno si stava chiedendo perché la Juventus vada a caccia di un centravanti, la visione di Cagliari-Juventus ha fornito una risposta esauriente. Ha infatti evidenziato che lo straordinario salto di qualità in termini di costruzione, di riconquista della palla e di controllo della partita può essere miseramente azzerato da un avversario che si ammassa nella sua area, chiudendo spazi e asfissiando la manovra. In quei casi serve il bomber e la sana ignoranza di una palla alta in area (quanti cross a vuoto ieri!) e preda di uno che sappia buttarla dentro. Le carenze qualitative della rosa, soprattutto in attacco e a centrocampo, restano però quelle di inizio stagione. David e Openda annaspano e se, occasionalmente, hanno segnato e continueranno a segnare, non sono gli attaccanti che risolvono le partite difficili, sui quali, per esempio, può contare l’Inter. Poi, certo, il centravanti non è l’unico limite della rosa bianconera, che andrebbe anche e soprattutto ritoccata a centrocampo, ma i sartoriali rattoppi tattici di Spalletti hanno reso meno visibili e meno urgenti le carenze in mezzo e più evidenti quelle in zona gol. Mateta è il nome caldo, di cui vi stiamo tenendo aggiornati costantemente. Sinceramente non sappiamo se sia il giocatore della svolta. Il nuovo scenario del nostro calcio ha tristemente abbassato l’asticella delle possibilità economiche e campioni sui quali mettere la mano sul fuoco non arrivano più in Serie A. Si scommette sugli scarti della Premier che possono rivelarsi clamorosi colpacci come McTominay, Hojlund o Smalling, ma anche no. Una certezza, però, è che la crescita della Juventus non si ferma con la sconfitta di Cagliari. Il percorso spallettiano prosegue, dovrà affrontare una classifica più scivolosa, ma non ci sono passi indietro, non c’è la sensazione che la squadra abbia arrestato lo sviluppo. La sconfitta con il Cagliari può riaccendere l’orgoglio e pungere l’umiltà di certi elementi forse un po’ troppo spavaldi. E certamente può stimolare la dirigenza, alle prese con un mercato di gennaio che può e deve essere dirimente per la stagione e il progetto a lunga scadenza. Avere il 78,1% di possesso palla, un conteggio dei tiri che recita 21 a 3, quello dei corner 18 a 1 e tutto senza riuscire a fare gol indica un problema nel concretizzare. Un problema che non possono sempre risolvere Yildiz (ieri sfortunato con quel palo) o gli estemporanei (McKennie, Kelly, Conceiçao, Kalulu, Bremer…). Un problema di cui non si può fare carico Jonathan David, la cui favola (dal rigore sbagliato ai gol della rivincita umana) ha distratto dalla cruda realtà: non è un attaccante all’altezza di una squadra da scudetto, non è un attaccante adatto al campionato italiano, che presenta spessissimo circostanze tattiche come quella di ieri sera, con spazi intasati e difese molto fisiche. La sconfitta di Cagliari è ingiusta, ma riporta la Juventus sulla terra. Mette in evidenza tutto l’eccellente lavoro di Luciano Spalletti e, paradossalmente, anche i limiti che quel lavoro aveva un po’ nascosto. Negli ultimi due mesi la Juventus ha acquisito un’identità tattica precisa, fatta di mentalità offensiva, di riaggressioni altissime e con una buona percentuale di riuscita, e manda in campo giocatori più convinti, consapevoli e lucidi.
