Oggi andiamo ad analizzare con voti il 2025, anno solare, della Juventus tra top e flop. Ovviamente i giudizi sono del tutto soggettivi e opinabili. Andiamo ad analizzare, nome per nome, tutti i bianconeri che hanno indossato la maglia in questi ultimi 12 mesi (compresi gli ex allenatori Thiago Motta e Igor Tudor).
MICHELE DI GREGORIO 6
Quest’anno, nel complesso, può essere considerato sufficiente, ma non è ancora pronto per essere il portiere titolare della Juventus. Ha mostrato qualche buona prestazione, come contro il Real Madrid, ma nel complesso non ha dato le garanzie necessarie. La società probabilmente cercherà un numero uno più affidabile, e lui difficilmente accetterà il ruolo di secondo.
MATTIA PERIN 6
Professionista serio e affidabile, gioca poco, ma quando scende in campo dimostra sempre grande qualità. Spesso sembra che avrebbe senso puntare su di lui più che su Di Gregorio, eppure, anche con tre allenatori diversi nel 2025, la Juventus continua a cambiare idea. Tra i pali è una garanzia: sicuro nelle uscite, lucido nella gestione della difesa e capace di trasmettere fiducia ai compagni. Un elemento imprescindibile, sarebbe un peccato perderlo (soprattutto a gennaio). CARLO PINSOGLIO NON GIUDICATO.
RENATO VEIGA 6
Renato Veiga arriva in prestito secco a gennaio e resta sei mesi alla Juventus. I bianconeri avrebbero voluto confermarlo, ma non riescono a trovare un accordo con il Chelsea, che di fatto lo cede al Villarreal. Il destino vuole che proprio con il “Sottomarino Giallo” segni il gol dell’1-1 nel recupero di una sfida di Champions contro la Juventus. Veiga è stato un buon giocatore, preciso e affidabile, ma spesso gli è mancato quel qualcosa in più: si limitava a fare il compitino, senza riuscire a incidere realmente. Sarebbe stato utile quest’anno, forse anche di più.
FEDERICO GATTI 6
Gli errori di Federico Gatti sono sotto gli occhi di tutti, ma altrettanto evidente è la sua grinta e la voglia di fare, oltre ai gol. Quella rete in rovesciata contro il Villarreal è straordinaria, da vero attaccante. Uomo serio e di personalità, è un punto di riferimento fondamentale e, nonostante qualche svarione, merita rispetto e fiducia. GLEISON BREMER NON GIUDICATO.
PIERRE KALULU 6
Dopo la super stagione dello scorso anno, quest’anno si è un po’ adagiato e ha fatto evidenti passi indietro. Gioca a destra e a sinistra, al centro e da braccetto, persino da esterno a cinque, sempre con applicazione. Alcuni ruoli gli riescono meno bene, ma non manca mai la prestazione e la volontà di fare la differenza. Sull’uomo è praticamente perfetto, e manca davvero poco per vederlo diventare un campione assoluto, anche se a volte qualche incertezza lo frena. Nel complesso un anno sufficiente, ma al di sotto delle aspettative generate dal rendimento dello scorso anno.
DANIELE RUGANI 6
Daniele è una leggenda della Juventus: quando c’erano Bonucci, Barzagli e Chiellini giocava 15-20 partite l’anno senza farli rimpiangere. Lo scorso anno era in prestito all’Ajax, ma quest’anno Tudor lo conferma e lui risponde presente quando necessario. Peccato per due infortuni, uno recentissimo, che ne hanno limitato il rendimento: quando ha giocato centrale nella difesa a tre ha dimostrato di essere insostituibile. Nel complesso un anno sufficiente, ma condizionato dagli stop fisici.
JUAN CABAL 6
Il voto va interpretato come una sufficienza di incoraggiamento dopo il brutto infortunio: non è assolutamente il giudizio reale sul rendimento finora. Lo si è visto spaesato e poco integrato nel contesto squadra, con evidenti limiti tecnici e troppi errori in fase difensiva, come accaduto contro il Napoli, quando Spalletti lo ha sostituito all’intervallo. Qualche lampo positivo c’è stato, come i gol contro Atalanta e Bologna, ma complessivamente le prestazioni sono state sottotono.
JOAO MARIO 5
In estate sembrava una freccia pronta a esplodere, ma Tudor lo mette da parte molto presto, soprattutto dopo una partita — fuori ruolo a sinistra contro il Genoa — in cui Ellertsson, non certo un Garrincha, lo manda in tilt. Con l’arrivo di Spalletti, il suo spazio è praticamente inesistente: nemmeno in Coppa Italia, contro le riserve dell’Udinese, riesce a fare più di dieci minuti dall’inizio. E nelle poche volte in cui è stato chiamato in causa, non ha mai convinto, confermando i limiti evidenti emersi in allenamento. Probabile che a gennaio lasci la squadra. Un rendimento deludente che giustifica pienamente un voto non positivo.
LLOYD KELLY 7
Tutti parlano di Yildiz, ma nessuno menziona Kelly. Iniziamo a farlo. La Juventus ha ceduto Huijsen al Bournemouth per 18 milioni, che dopo un anno è passato al Real Madrid per 60. E Lloyd Kelly? Sei mesi prima era stato preso a parametro zero dal Bournemouth e poi ceduto al Newcastle per 18 milioni. I primi sei mesi a Torino sono stati un vero thriller, ma lui ha lavorato, si è applicato e ha avuto la possibilità di giocare con continuità. Quest’anno ha dimostrato di essere un difensore di alto livello, capace di giocare sia da braccetto sinistro che da centrale nella difesa a tre, confermandosi all’altezza della Juventus e diventando un elemento fondamentale sia con Tudor che con Spalletti. Fisico imponente, sinistro delicato e qualche gol come ciliegina sulla torta: il suo contributo è concreto e prezioso. È ora di smettere di ignorarlo e iniziare a parlare seriamente di Kelly.
ALBERTO COSTA 6
Preso a gennaio per 15 milioni, sembrava un oggetto misterioso, uno di quelli che difficilmente avrebbero visto il campo prima di andarsene. Tudor lo butta in campo e, dopo qualche difficoltà iniziale, dimostra di poterci stare alla grande. In estate brilla nel Mondiale per club, ma poi viene ceduto in una sorta di scambio-non scambio con Joao Mario, lui davvero un altro oggetto misterioso. La sensazione è di aver perso un calciatore potenzialmente molto importante, che a Porto sta facendo valanghe di assist. Allo stesso tempo, però, sembra che questo sacrificio sia stato necessario per arrivare a Conceicao.
NICOLO’ SAVONA 5
Prodotto del vivaio, viene praticamente promosso titolare da Thiago Motta e lo ripaga con due gol. Parte forte, ma poi si spegne rapidamente, mostrando di non essere all’altezza di questi livelli. In fase offensiva qualche talento c’è, ma dietro è un disastro: non sa fare diagonali e perde sempre l’uomo. La follia arriva quando Tudor, nonostante gli infortuni, lo schiera centrale nella difesa a tre. L’unico aspetto positivo resta la plusvalenza realizzata in estate con la sua cessione al Nottingham Forest. Siamo stati anche generosi col voto…
TIMOTHY WEAH 6
L’anno scorso aveva fatto molto bene, segnando diversi gol e mostrando una crescita evidente rispetto alla deludente prima stagione. La necessità di fare una plusvalenza importante ha portato i bianconeri ad avallare la cessione al Nottingham Forest senza il suo consenso, rompendo il rapporto con il calciatore. Lui ha deciso di puntare i piedi e alla fine ha ottenuto il trasferimento al Marsiglia, guidato da Roberto De Zerbi.
ANDREA CAMBIASO 3
Giocatore dal potenziale da top player? Forse nel passato, perché da gennaio dell’anno scorso Cambiaso è un disastro totale. Quelle voci sul Manchester City gli hanno montato la testa e da allora ha smesso di fare quello che sa fare bene: l’esterno. Ora tenta di fare il fantasista con voli pindarici alla Verón, ma senza alcun risultato. Il 2024 prometteva, il 2025 ha mostrato la sua totale incapacità di incidere: non corre, non difende, non crea, non serve a nulla. Ormai appare un giocatore irrecuperabile: sarebbe meglio venderlo subito e risparmiare tempo e pazienza. Deve smettere di illudersi di essere un fenomeno e tornare a fare quello che sa fare… se ci riesce.
TEUN KOOPMEINERS 4
Koopmeiners è una battaglia persa? Per ora sì, arrivato un anno e mezzo fa per 60 milioni dall’Atalanta come uno dei centrocampisti più forti d’Europa, gioca in ogni posizione del campo e lo fa allo stesso modo con giri del motore bassi, con poca intensità, con poca cattiveria. Spalletti lo riporta alle origini, facendolo giocare da braccetto sinistro come accadeva in Olanda a inizio carriera. Lì forse fa un pelino meglio, ma nemmeno troppo. Un rebus che nel 2026 si dovrà provare a risolvere anche perché se si continua così si registrerà una minusvalenza da brividl.
FABIO MIRETTI 5
Torna dal prestito al Genoa ma viene subito fermato da un infortunio, che ne compromette l’avvio di stagione. Tudor non lo lancia, Spalletti gli dà qualche chance, ma la continuità manca del tutto. Ha discrete qualità, ma finora non è riuscito a incidere e rischia di perdere il posto se arriverà un altro centrocampista.
MANUEL LOCATELLI 4
Manuel Locatelli bocciato senza appello. Come play rallenta il gioco e sbaglia quasi tutto, tecnicamente non è all’altezza. Negli altri ruoli è uguale: impatto nullo e prestazioni sempre insufficienti.
WESTON MCKENNIE 6
Ogni anno è a un passo dall’andare via, ogni anno poi diventa titolare inamovibile con gli allenatori, tutti, che inventano un ruolo pur di farlo giocare. Ha tempo e inserimento, gol e intelligenza tattica oltre grande voglia di mettersi a disposizione del mister. Non eccelle probabilmente in nulla, ma fa tutto discretamente bene ed è una risorsa infinita per chi lo ha a disposizione. Mezzala, terzino, centrale, trequartista, addirittura falso nove!
KHEPRHEN THURAM 6
Dopo un avvio strepitoso nella scorsa stagione, quest’anno ha vissuto un’involuzione, anche a causa di qualche problema muscolare. Ha qualità da potenziale crack e deve trovare il momento giusto per esprimerle. La sua galoppata resta il punto forte, così come il gol in Coppa Italia contro l’Empoli, episodio di rara classe che vorremmo vedere più spesso. La sensazione è che non abbia mai dimostrato il suo reale valore.
VASILIJE ADZIC 5
Il gol contro l’Inter aveva fatto sperare in un nuovo campione, come ai tempi di Pogba. Tuttavia, le occasioni successive hanno mostrato più casualità che continuità. Non ne azzecca una e spesso viene sostituito presto; con Spalletti praticamente sparisce dal gioco. Qualche potenzialità c’è, ma per crescere probabilmente avrebbe bisogno di un’esperienza in prestito.
DOUGLAS LUIZ 3
“Arrivava come miglior centrocampista della Premier League, ma finora è rimasto un oggetto misterioso. Non entra mai in forma, causa qualche rigore evitabile e quasi mai incide sulle partite. Avrebbe potuto essere più utile di Koopmeiners, ma infortuni e una certa pigrizia ne hanno limitato l’impatto.
FILIP KOSTIC 5
Dopo un anno in prestito al Fenerbahce viene confermato da Igor Tudor, che però lo utilizza pochissimo. Spalletti gli dà fiducia: segna subito, ma commette anche errori che lo riportano ai margini. Resta un giocatore utile in rosa, ma per diventare titolare dovrà ancora crescere molto.
FRANCISCO CONCEICAO 8
Rapido, tecnico, ogni volta che gli danno palla matematicamente salta due avversari. Spesso però sbaglia l’ultima scelta e questa potrebbe essere la differenza tra un ottimo giocatore qual è e un campione al quale aspira a diventare. Spesso non è aiutato dagli attaccanti che non riempiono l’aria, ma lui è troppo bravo nel saltare l’uomo per poi non riuscire mai a completare assist e gol. Nonostante questo è il giocatore più letale della Juventus, a parte Yildiz, e quello che può fare la differenza con una giocata. La sensazione è che lo vedremo ancora a lungo alla Juventus.
NICO GONZALEZ 3
Arrivato dalla Fiorentina per una cifra folle, non incide mai. Spesso viene preferito a Conceicao per la sua applicazione difensiva, ma in Champions League Perisic lo fa ridere con facilità. Gli infortuni muscolari lo tormentano da sempre. La cessione all’Atletico Madrid resta un colpo di Comolli, ma un altro stop potrebbe vanificare tutto.
EDON ZHEGROVA 5
Pagato poco e reduce da nove mesi di stop, ha un talento incredibile già visto anche in Champions League. L’infortunio che gli ha causato la pubalgia cronica ne ha però ridotto il valore. Quando entra a partita in corso, spesso è devastante, ma appena titolare, come contro il Pafos, arranca. La sensazione è ormai una certezza: difficilmente tornerà un giocatore da 90 minuti. Peccato.
SAMUEL MBANGULA 6
Fu lanciato a fine 2024 da Thiago Motta un po’ a sorpresa e lui ripaga con un gol dopo 15 minuti. Non ruba mai l’occhio, ma regala diversi gol importanti come quello che porta la Juve a vincere a Torino, nei sedicesimi di finale di Champions, contro il Psv. Salta sempre l’uomo e ha molti gol nelle gambe, la Juve lo cede al Werder Brema per fare plusvalenza, ma se ne pentirà già dopo poco.
KENAN YILDIZ 9
Non gli diamo un 10 perché ancora deve trovare continuità, visto che per un paio di mesi è andato a due motori e cioè bene in un tempo e assente in un altro. La gara svolta pare essere quella contro il Bodo Glimt dove Spalletti lo lascia fuori, quando lo mette dentro all’intervallo lui però impatta in maniera devastante e da quel momento non si è più fermato. Destro e sinistro, assist e gol, può diventare davvero uno dei più grandi giocatori della storia della Juventus, ammesso che sia anche lui a volerlo.
LOIS OPENDA 4
Pagato 45 milioni per… correre, e poco altro. Parte come oggetto misterioso, vede il campo a sprazzi e sembra maledetto. Si sblocca contro il Bodo, poi ricade e torna in panchina. Qualche sprazzo nelle ultime gare contro Bologna e Roma non basta per raggiungere la sufficienza.
DUSAN VLAHOVIC 4
Quest’estate doveva andare via, ma nemmeno in terza categoria lo avrebbero preso. Fa marketing con una manica lunga e una corta, segna qualche gol e subito lo paragonano a Van Basten: il marketing lo sa fare bene, il calcio meno. Quando entra a gara in corso è vivace, ma da titolare sembra scomparire come se avesse un abbonamento alla invisibilità. Ancora ci chiediamo come possa essere costato 80 milioni uno che fatica a stoppare un pallone, e come sia arrivato a guadagnare 12 milioni l’anno senza farlo sembrare meritato. Si infortuna e sparisce dai radar, e senza di lui la Juve vince 6 partite su 7: qualcuno dovrebbe consegnargli un manuale di come essere utile. AREK MILIK NON GIUDICATO.
RANDAL KOLO MUANI 6
Arriva a gennaio e segna cinque gol nelle prime tre partite, facendo dimenticare a Vlahovic cosa significhi partire da titolare. Nei sei mesi successivi è protagonista, e continua a segnare anche dopo il Mondiale. Purtroppo, poi arriva una lunga fase di mercato: il tira e molla tra PSG e Juve sul tipo di cessione non porta a nulla, e alla fine la Juve deve ripiegare su Openda all’ultimo minuto. Il giocatore finisce in prestito secco al Tottenham: un peccato, perché il suo rendimento è stato positivo, anche se spesso non accompagnato dalla continuità necessaria.
JONATHAN DAVID 4
Più di 100 gol nelle ultime quattro stagioni e grandissima stima internazionale, e alla fine Iceman sceglie la Juventus. Parte titolare col Parma e segna da vero attaccante, ma già alla partita successiva si divora un gol a porta vuota col Genoa: da lì inizia l’incubo, con Vlahovic che entra e segna. Non trova mai continuità né spazio, e quando gioca sembra più spaesato che affamato. Segna qualche gol in Champions, ma più che ai piedi serve lavorare alla testa: i movimenti da bomber ci sono, l’atteggiamento decisamente meno.
THIAGO MOTTA 3
Il 2025 di Thiago Motta sulla panchina della Juventus dura appena tre mesi: tre mesi di disastri, arroganza e presunzione. Le idee forse c’erano, ma restano solo potenziali, perché la loro applicazione è stata inesistente. Zero concretezza, solo chiacchiere vuote. Persino Cristiano Giuntoli, che lo aveva voluto a tutti i costi, è costretto a esonerarlo: con lui la Champions era pura utopia. Due sconfitte shock contro Atalanta e Fiorentina chiudono un capitolo da dimenticare (anche se ancora la Juve lo paga…)
IGOR TUDOR 6
Dopo una decina d’ore dalla chiamata per venire alla Juventus arriva a Torino da Spalato con la macchina, un viaggio tutto di fila per coronare il sogno, prima solo sfiorato, di guidare la sua Juve. Lo fa da condottiero, dando alla squadra forza e vigore, tenacia e voglia di fare. Subito si vedono i risultati e ottiene una qualificazione alla Champions League che i suoi meritavano. Poi entra nel circo della confusione bianconera e viene messo alla porta prima per arrivare a Conte e poi per arrivare a Gasperini, non gli fanno il mercato che vuole (avrebbe voluto conferme di Alberto Costa e Kolo Muani) facendolo rimanere come ripescato di lusso. Di certo questo non fa bene alla sua esperienza da tecnico a Torino, ma altrettanto vero è che lui ci mette molto del suo. Giocatori fuori posizione, Kalulu esterno a cinque su tutti, tatticismi eccessivi, zero gioco, involuzione di leader tecnici, scelte incomprensibili e l’ostinazione, forse anche un po’ arroganza, di aver insistito sempre sulle sue idee senza sfruttare il materiale che aveva a disposizione. Sufficienza perché comunque l’obiettivo l’ha centrato nella prima stagione, ma è finita come peggio non si poteva immaginare. LUCIANO SPALLETTI TROPPO PRESTO PER DARE UNA VALUTAZIONE, NON GIUDICABILE.
VOTO COMPLESSIVO 5,30 (5)
La Juventus vive un anno profondamente deludente, confuso e senza una vera identità. La media del 5,3 fotografa una squadra che non è mai stata davvero squadra, ma una somma disordinata di individualità, spesso scelte male e gestite peggio. Il progetto tecnico è naufragato quasi subito: Thiago Motta rappresenta un fallimento netto, mentre Tudor salva solo parzialmente la stagione con carattere e risultati minimi, ma senza costruire nulla di duraturo. La sensazione costante è di una società che improvvisa, cambia rotta di continuo e brucia uomini e investimenti. Speriamo che con spalletti qualcosa cambi.