La smentita è arrivata puntuale, secca, istituzionale. “Non sono in corso negoziazioni riguardanti la vendita di una quota della Juventus”. Dal quartier generale di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, la linea è stata tracciata con chiarezza venerdì scorso, prima attraverso un portavoce e poi con un comunicato ufficiale destinato – nelle intenzioni – a spegnere sul nascere qualsiasi speculazione.
Ma nel mondo della finanza e del calcio, si sa, le smentite raramente chiudono davvero le partite. E infatti, dietro le quinte, le voci continuano a rincorrersi. Perché il dossier Juventus, oggi più che mai, resta aperto. E perché Tether, dopo il primo approccio respinto, non sembra affatto intenzionata a fare un passo indietro.
Il primo no e quello che non è stato detto
Ufficialmente, la Juventus ha respinto l’offerta. Una posizione coerente con le parole pronunciate nei mesi scorsi da John Elkann, che ha ribadito il legame “inscindibile” tra la famiglia e il club bianconero. Tuttavia, secondo ambienti finanziari vicini al dossier, la risposta di Exor non sarebbe stata un semplice “no” secco, ma piuttosto un no alle condizioni attuali.
Il punto centrale non sarebbe tanto la volontà di cedere – che resta, almeno pubblicamente, esclusa – quanto la valutazione complessiva del club, ritenuta troppo bassa rispetto agli investimenti già effettuati e a quelli programmati nel medio periodo. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché proprio su questo terreno potrebbe consumarsi il prossimo confronto.
Tether rilancia: le cifre sul tavolo
Ed è qui che entra in scena Tether. Dopo la PEC con allegato l’assegno da 1,1 miliardi di euro, l’azienda guidata da Paolo Ardoino starebbe studiando un rilancio significativo. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti finanziari internazionali, il nuovo passo potrebbe portare l’offerta complessiva in una forbice compresa tra 1,4 e 1,6 miliardi di euro, includendo non solo l’acquisizione di una quota rilevante, ma anche un piano di rafforzamento patrimoniale immediato.
Una cifra che cambierebbe radicalmente lo scenario, soprattutto se accompagnata – come filtra – da garanzie scritte sull’assenza di indebitamento esterno e sull’utilizzo esclusivo di capitali propri. Un punto su cui Tether insiste da tempo e che Ardoino aveva già chiarito pubblicamente: l’operazione sarebbe finanziata senza ricorrere a prestiti o leverage bancario.
I tempi del possibile rilancio
Quando potrebbe arrivare la nuova mossa? Le stesse fonti parlano di una finestra temporale ben definita: tra fine gennaio e metà febbraio. Un momento non casuale, perché coinciderebbe con la presentazione dei dati finanziari aggiornati del gruppo Juventus e con una fase delicata sul piano sportivo e gestionale.
L’idea di Tether sarebbe quella di non forzare subito la mano, ma di attendere che il contesto maturi, sfruttando eventuali nuove necessità di liquidità o scenari di mercato meno favorevoli. Una strategia attendista, ma tutt’altro che passiva.
Il fronte interno: piccoli azionisti e consenso sociale
Un altro elemento da non sottovalutare è il fronte interno. Durante l’ultima Assemblea degli azionisti, il nome di Tether non è passato inosservato. Anzi, l’azienda con sede a El Salvador ha raccolto consensi e applausi da parte dei piccoli azionisti, stanchi di anni di ricapitalizzazioni e risultati altalenanti.
Secondo chi segue da vicino la governance bianconera, proprio questo consenso “di base” potrebbe diventare una leva importante. Non decisiva, certo, ma capace di creare pressione, soprattutto se accompagnata da una comunicazione efficace e da un progetto sportivo credibile.
Quando Elkann potrebbe vacillare
La domanda che circola nei salotti finanziari è una sola: esiste una cifra o una condizione che potrebbe far vacillare John Elkann?
Ad oggi, la risposta resta prudente. Ma secondo fonti vicine a Exor, un’apertura potrebbe emergere solo davanti a tre fattori concomitanti:
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Un’offerta superiore a 1,5 miliardi, tale da garantire una valorizzazione ritenuta “non attaccabile” sul piano industriale.
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La possibilità di mantenere un ruolo strategico, anche non di controllo, per preservare il legame storico tra la famiglia e il club.
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Garanzie sportive, con investimenti immediati su squadra e infrastrutture, per evitare un ridimensionamento tecnico.
Solo in presenza di questo mix, oggi considerato remoto ma non impossibile, la posizione potrebbe ammorbidirsi.
Chiellini e il messaggio al mondo Juve
In questo clima sospeso, a riportare il discorso su binari identitari ci ha pensato Giorgio Chiellini. Nel pre-partita di Bologna, l’ex capitano ha ribadito un concetto chiave:
“Juventus e famiglia sono una cosa sola. È stato così nel passato, lo è nel presente e lo sarà nel futuro”.
Parole che suonano come un messaggio rassicurante verso l’esterno, ma anche come un richiamo interno all’unità. Perché, al netto delle voci e delle cifre, la priorità resta una sola: ricostruire una Juventus vincente.
Scenario aperto
Oggi la vendita non è all’ordine del giorno. Ma domani? Nel calcio moderno, e ancor più nella finanza globale, nulla è davvero intoccabile. Tether osserva, studia e prepara la prossima mossa. Exor resiste, ma ascolta. In mezzo, una Juventus che continua a essere al centro di interessi enormi. La partita, insomma, non è finita. È appena entrata nel vivo.