In un’intervista al Foglio, l’ex ds bianconero Luciano Moggi spara a zero sull’attuale società, ripercorre le cause che hanno portato al momento no della Juventus e non solo.
Ecco le sue dichiarazioni: “Venderà anche la Juventus, lo dicono tutti. Elkann non ha mai mostrato un vero coinvolgimento nella Juventus. L’ha finanziata, questo sì. Ha fatto aumenti di capitale, ha messo i soldi quando servivano. Ma una società di calcio non vive di capitali soltanto. Vive di competenza, di visione, di presenza. E quando queste cose mancano, i soldi diventano una stampella, non un progetto. La Juve non è nata per partecipare, è nata per vincere. Incredibile che abbiano lasciato andare Beppe Marotta. Io per la Juventus sono pronto a tutto. La Juventus è finita nella mediocrità perché non ha una società all’altezza della situazione. Se prendi un direttore e dopo due anni lo mandi via, vuol dire che hai sbagliato a prenderlo oppure a non sostenerlo. Ma comunque hai sbagliato. Adesso sono tutti francesi. Non li conosco nemmeno. È impressionante che la Fiat abbia abbandonato Torino, prima ancora della squadra. La squadra segue. La gestione Agnelli era diversa. Con Gianni Agnelli, il calcio non era mai un hobby. Era un linguaggio. Mi chiamava alle 5 del mattino: ‘Comandante, ci sono novità?’. Quando Umberto decise di prendere in mano la Juventus, lo fece perché aveva capito che la gestione del grande Boniperti non funzionava più. La triade Moggi-Bettega-Giraudo vincemmo ogni cosa. La soddisfazione non era spendere, ma comprare Zidane a cinque e rivenderlo a centocinquanta dopo aver vinto tutte le competizioni. Una squadra che non chiedeva soldi, ma risultati. Quando vidi Cristiano Ronaldo a diciassette anni, lo ingaggiai, ma la cosa saltò per un altro trasferimento. Giovannino Agnelli sarebbe stato l’erede naturale, avrebbe garantito una continuità con l’Avvocato. Andrea Agnelli? Può darsi avesse fatto degli errori, delle spese eccessive. Non so giudicare. Ma nove scudetti consecutivi non sono un dettaglio.”