CENTROCAMPO MEDIOCRE

C’è una verità che da sei anni conoscono praticamente tutti. Tutti, tranne i dirigenti della Juventus. Quale? Che il centrocampo bianconero è mediocre e che a gennaio servirà un intervento drastico, non l’ennesima toppa. La rosa sarà anche competitiva sulla carta, ma per tornare a lottare davvero ai piani alti serve un centrocampo all’altezza del compito. Oggi semplicemente non c’è. Non è un caso se la Juventus non solleva un trofeo importante da sei stagioni: il reparto nevralgico del campo è stato sistematicamente popolato da giocatori che, per rendimento e personalità, con la maglia bianconera c’entravano poco o nulla. La recente gestione del caso Rabiot è l’ennesimo esempio di una confusione dirigenziale che sfiora l’autolesionismo. Si è pensato di liberarsene – giudicato “scarso” da una parte dell’ambiente – convinti di avere già in casa “grandi” centrocampisti come Locatelli (e ci fermiamo qui…) o il celebre mister 60 milioni, Teun Koopmeiners, il cui impatto finora vale meno della metà dell’investimento. Risultato? Rabiot oggi fa le fortune del Milan, mentre a Torino si continua a discutere se Miretti debba crescere, se Locatelli sia un regista o un mezzofondista e se McKennie debba correre per tre o se semplicemente debba correre e basta. La differenza è tutta lì: il Milan schiera un centrocampo con Rabiot e persino Modrić, la Juventus risponde con un reparto che sembra assemblato più per necessità che per ambizione. Non serve essere esperti di tattica per capire che un reparto con Modrić e Rabiot non gioca lo stesso sport di uno con Locatelli, Miretti e McKennie.
Semplice questione di qualità. Di visione. Di ambizione. Di logica, verrebbe da dire. Eppure, anno dopo anno, sessione di mercato dopo sessione di mercato, a Torino si continua a ripetere lo stesso copione: si identificano i problemi, si riconoscono pubblicamente, si annunciano soluzioni… e poi non si cambia nulla. O, peggio, si cambiano proprio i giocatori che funzionavano, come se la priorità fosse dimostrare che la dirigenza “aveva ragione”, invece di costruire una squadra competitiva. A gennaio ci sarà l’ennesimo bivio. Intervenire sul centrocampo o andare incontro a una nuova stagione di rimpianti. Servono idee chiare, coraggio e soprattutto giocatori di livello, quelli che fanno la differenza tra essere una squadra che spera e una squadra che impone il proprio gioco. Ai posteri l’ardua sentenza…

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