DAVID E OPENDA RAPPRESENTANO UN PROBLEMA PER LA JUVENTUS

Cinque mesi dopo il loro arrivo in estate, David e Openda hanno finalmente chiarito una realtà che i tifosi juventini sospettavano: non sono all’altezza. E non è questione di opinioni, ma di fatti tecnici e tattici, visibili a chiunque guardi una partita di calcio con occhi allenati. Partiamo da David. L’attaccante, teoricamente il fulcro dell’attacco bianconero, sembra più interessato a passeggiare tra le linee che a incidere. Tatticamente, non sa farsi punto di riferimento: non taglia negli spazi giusti, non attira marcature e non crea linee di passaggio per i compagni. Risultato? La Juve perde ritmo, le mezzali si trovano bloccate e gli esterni devono rientrare a raccogliere palloni persi. Tecnica di base insufficiente: controlli orientati malissimo, passaggi imprecisi, tiri prevedibili e privi di potenza o precisione. Riceve la palla e sembra chiedersi: “Cosa faccio adesso?” mentre difensori e centrocampisti avversari ridono tranquilli. La finalizzazione è debole, poco incisiva, quasi un hobby. Un centravanti della Juve non può limitarsi a esistere fisicamente: deve creare pericolo, e David, purtroppo, oggi fa più paura ai tifosi che agli avversari. Passiamo a Openda, l’eterna promessa della velocità. Velocità, sì, ma in assenza di intelligenza tattica diventa completamente inutile. Dal punto di vista tattico, Openda non sa attaccare la profondità nel momento giusto: corre troppo presto o troppo tardi, creando corridoi vuoti e occasioni sprecate. Non partecipa efficacemente al pressing, lasciando i difensori avversari liberi di impostare. Tecnica? Controlli imprecisi, dribbling inefficaci, cross mal calibrati, scelta dei tempi inesistente. Quando si trova davanti alla porta, spesso sbaglia la giocata più semplice: un tiro diretto, una scelta rapida, un passaggio utile. La sua velocità è come un razzo senza navigatore, corre tanto ma non va da nessuna parte. La combinazione tra i due peggiora ulteriormente la situazione. David non dialoga con Openda: i tagli di uno non coincidono con i movimenti dell’altro, non ci sono triangoli efficaci, non c’è scambio rapido. Il risultato è prevedibilità totale: difese organizzate come quella del Napoli leggono i loro movimenti come un libro aperto, senza alcun timore. La Juve, squadra che punta su tagli coordinati e superiorità numerica, con loro due davanti diventa lenta, prevedibile e impotente. Cinque mesi sono un tempo sufficiente per adattarsi a una squadra, ai suoi schemi, al campionato italiano. David e Openda hanno avuto tutto l’estate per dimostrare di essere pronti: non lo hanno fatto. Non si tratta di sfortuna o di ambientamento, ma di inadeguatezza tecnica e tattica.

About Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *