JUVENTUS-UDINESE, IL VAR VEDE E PROVVEDE (MA NON SI SA COSA): DAVID ERA IN GIOCO, GOL DA CONVALIDARE

Sta facendo discutere – e non poco – il gol annullato a Jonathan David nel primo tempo di Juventus-Udinese di Coppa Italia. Un episodio che ha rimesso al centro del dibattito non solo la qualità delle decisioni arbitrali, ma soprattutto l’affidabilità del sistema SAOT, la tecnologia che dovrebbe eliminare i dubbi sul fuorigioco e che invece, per l’ennesima volta, riesce a complicare ciò che nella dinamica reale appare straordinariamente semplice. La verità, al netto delle ricostruzioni televisive e delle acrobazie digitali, è che il gol di David era tecnicamente valido, e che l’annullamento rappresenta un caso tanto chiaro quanto preoccupante di malfunzionamento del sistema, più che di errore umano.

Fuorigioco David

Per capire perché il gol sarebbe dovuto essere convalidato, basta osservare con attenzione la disposizione dei difensori al momento dell’ultimo passaggio. Il frame mostrato dal SAOT – quello che in teoria dovrebbe congelare l’istante esatto in cui parte il pallone e indicare con precisione millimetrica la posizione dei giocatori – ha preso come riferimento Bertola, posizionato centralmente in area. Peccato, però, che Palma, più arretrato e dunque più vicino alla linea di porta, sia completamente ignorato dal sistema. Un dettaglio? No, il dettaglio. Perché ai fini del fuorigioco non conta il difensore che entra meglio nell’inquadratura o quello più allineato alla telecamera. Conta il penultimo difendente più arretrato, cioè colui che, secondo regolamento, definisce la linea dell’offside. E in questo caso, quella linea la fa Palma, non Bertola. Palma tiene in gioco David. In modo evidente, tra l’altro. Il risultato è grottesco: una tecnologia nata per correggere gli errori umani finisce per commettere errori tecnici basilari, annullando una rete regolare non per un dettaglio millimetrico, ma per aver semplicemente selezionato il giocatore sbagliato su cui tracciare le linee. È un po’ come affidare a un navigatore satellitare l’onere di guidarti, salvo poi scoprire che ti ha portato su una scogliera perché non riconosceva la strada corretta: lo strumento è avanzatissimo, sì, ma del tutto inutile se sbaglia il punto di riferimento. E non si tratta neppure di un inedito. Il caso ricorda inevitabilmente quello di Juventus-Salernitana: allora fu Candreva a sparire dal campo visivo del VAR, tenendo in gioco Bonucci senza che nessuno lo vedesse; oggi è Palma a comparire in area ma a non esistere per il SAOT. Cambiano i protagonisti, cambiano i contesti, ma lo schema resta identico: tecnologia sofisticata, risultato primitivo. E con una costante ormai imbarazzante: quando il sistema sbaglia, non c’è mai un responsabile, perché “la macchina ha deciso così”. Il gol di David, va detto, non è solo tecnicamente regolare: è anche una rete splendida nella costruzione e nella finalizzazione. Scatto perfetto, lettura ottima del movimento, freddezza sotto porta. Un’azione che, in un calcio meno ossessionato dai fotogrammi e più attento alla sostanza, verrebbe convalidata in tempo reale da qualunque arbitro dotato di buon senso. Ma nel calcio contemporaneo, dove ormai il campo sembra un laboratorio e i giocatori dei codici da analizzare in 3D, basta una linea tracciata male per trasformare una grande giocata in un errore “certificato”. Paradossalmente, tutto ciò non ha influito sul risultato, perché la Juventus ha comunque vinto la partita grazie all’autorete di Palma e al rigore trasformato da Locatelli. Ma è proprio questo l’aspetto più pericoloso: quando un errore così evidente non determina la partita, la polemica tende a sgonfiarsi in fretta, lasciando invariato un sistema che continua a mostrare crepe sempre più larghe. Crepe che si trasformano in veri e propri crateri quando si tratta di decisioni cruciali. La sensazione generale, ormai difficile da smentire, è che la tecnologia abbia rotto il patto di fiducia con il pubblico. Doveva essere lo strumento per “non sbagliare più”, e invece sta diventando lo strumento che sbaglia in modo più elegante, più digitale, più sofisticato. Ma sempre sbaglia. E quando sbaglia, lo fa senza che nessuno sappia esattamente perché. O meglio: lo sappiamo perché. Se parti dal difensore errato, puoi anche usare i laser della NASA, ma sbaglierai comunque. La conclusione è una sola: il gol di David andava convalidato, e non ci sono particolari interpretazioni regolamentari, opinioni da bar o sofismi tecnologici che possano giustificare il contrario. È un errore tecnico, lineare ed evidente, mascherato da infallibilità digitale. E continuerà a ripetersi finché il calcio non tornerà a mettere al centro ciò che il SAOT sembra essersi dimenticato: il campo, la dinamica reale, la logica e, sì, persino un pizzico di buon senso.

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