I LIMITI DELLA JUVENTUS (EMERSI ANCHE DOPO LA VITTORIA IN NORVEGIA)

La Juventus è tornata alla vittoria in Champions League 2025/26, imponendosi ieri per 2-3 sul campo del Bodo, in una trasferta difficile per condizioni climatiche e per il tifo ostile dei norvegesi. Il successo, pur essendo importante ai fini della classifica, non può però nascondere i limiti tecnici e caratteriali che continuano a caratterizzare la squadra di Spalletti. Quella vista in Norvegia è stata una Juve che alterna sprazzi di buon gioco a pause preoccupanti, una squadra che sa giocare un tempo e ne regala un altro all’avversario, un comportamento che rischia di essere fatale nelle partite di alto livello. Le reti di Lois Openda e Jonathan David hanno indirizzato il match e permesso ai bianconeri di conquistare tre punti preziosi. Il belga, al suo primo gol con la maglia della Juventus, ha sfruttato un rimpallo favorevole e si è liberato di un lungo digiuno che durava da inizio stagione. Il canadese, invece, ha trovato la rete decisiva su una buona giocata di Yildiz, approfittando della confusione difensiva del Bodo. Nonostante le segnature siano arrivate nei momenti più opportuni, il loro impatto non basta a far dimenticare la debolezza complessiva della squadra, che continua a soffrire sotto diversi punti di vista. Il primo limite evidente è quello della continuità di rendimento. La Juventus gioca bene in alcuni tratti, costruisce, prova a imporre il proprio ritmo, ma poi si spegne inspiegabilmente, lasciando spazio agli avversari di riaprirsi la partita. Ieri a Bodo questo copione si è ripetuto: dopo un primo tempo in cui i bianconeri avevano il controllo del gioco, la squadra ha concesso troppo nella ripresa, dimostrando fragilità mentale e scarsa capacità di gestione delle fasi calde della partita. Non si tratta di episodi isolati: questo schema di gioco alternato è ormai un problema ricorrente, e rischia di compromettere il cammino europeo se non verrà corretto. Un altro problema strutturale riguarda il centrocampo, che resta il reparto più carente della squadra. La Juventus fatica a dare ordine alla manovra, perde troppi duelli e non riesce a controllare il ritmo della partita. La capacità di creare gioco da metà campo e di proteggere la difesa è ancora insufficiente, e il vuoto lasciato in questa zona del campo viene spesso compensato dai singoli attaccanti, ma non sempre con successo. Locatelli, chiamato a guidare la zona nevralgica, anche ieri non è apparso all’altezza della situazione: lento nelle letture, impreciso nei passaggi e incapace di dettare i tempi, ha contribuito alla sensazione di squilibrio generale. Il centrocampo bianconero, così com’è, non garantisce né qualità né personalità, e lascia la squadra esposta soprattutto contro avversari rapidi e aggressivi come il Bodo. A livello tecnico, i limiti della Juventus sono altrettanto evidenti. La squadra sembra avere difficoltà nella gestione del possesso palla e nella costruzione dal basso, con passaggi imprecisi e scelte spesso prevedibili. In fase difensiva, invece, emergono lacune di concentrazione e posizionamento, che costringono spesso i difensori centrali a interventi disperati o a correre rischi evitabili. In più, la squadra mostra ancora scarsa incisività nei momenti chiave, come ad esempio nelle transizioni offensive rapide, dove manca la fluidità necessaria per rendere pericolosi gli attacchi. Dal punto di vista caratteriale, anche ieri la Juve ha confermato di avere margini di miglioramento. L’atteggiamento della squadra resta altalenante: quando subisce un gol o incontra difficoltà, tende a perdere sicurezza e compattezza, come dimostrato nei momenti immediatamente successivi al pareggio su rigore del Bodo. Non è possibile, in una squadra che ambisce a competere a certi livelli, alternare concentrazione e distrazione da un tempo all’altro. La gestione mentale delle partite deve diventare una priorità assoluta. La vittoria in Norvegia, quindi, rappresenta più un segnale di sopravvivenza che una reale svolta. Se è vero che i gol di Openda e David sono importanti per il morale e possono dare impulso ai singoli, la squadra nel suo complesso mostra ancora evidenti lacune. Il successo aiuta a respirare, ma non deve generare illusioni: la Juve non può permettersi di giocare metà partita e regalarne l’altra metà all’avversario, specialmente in Champions League, dove ogni errore viene punito. Spalletti ha davanti a sé un compito complesso. Il tecnico dovrà lavorare non solo sulla fase tattica e sul miglioramento del centrocampo, ma anche sul carattere e sulla gestione mentale dei giocatori. Servono continuità, equilibrio e maggiore personalità, altrimenti anche i risultati positivi rischiano di diventare episodici. La Juventus ha talento, ma deve trasformarlo in affidabilità, determinazione e capacità di gestire l’intera partita senza crolli improvvisi. Antonio Scaduto

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