La sconfitta contro il Como ha fatto tremare le fondamenta della Juventus. Non solo per il risultato, ma per le ripercussioni interne: la posizione di Igor Tudor è ora seriamente in discussione.
Dopo un’estate che lo aveva visto confermato in panchina grazie al buon finale della scorsa stagione — culminato con il ritorno in Champions League — ora sul tecnico croato iniziano a circolare voci insistenti di un possibile esonero.
Ma, prima di ogni decisione, la dirigenza deve fare i conti. In senso letterale.
La
Juventus ha scelto la continuità, prolungando il contratto di Tudor fino al 2027, con opzione per il 2028.
Con il rinnovo è arrivato anche un adeguamento dell’ingaggio: 2 milioni di euro netti a stagione, che si traducono in circa 8 milioni lordi complessivi fino al 2027. Una cifra non irrilevante, ma che la Juventus avrebbe potuto sostenere… se non ci fosse anche Thiago Motta ancora a libro paga.
L’esonero di Thiago Motta, avvenuto proprio per far posto a Tudor, continua a influenzare i conti del club. L’ex tecnico, assieme al suo staff, è ancora sotto contratto fino a giugno 2027, e la Juventus sta regolarmente versando i suoi stipendi.
Il costo complessivo degli emolumenti legati a Motta si aggira attorno ai 12 milioni di euro lordi. Una cifra che, sommata a quella di Tudor, porta a circa 20 milioni di euro “congelati” per due allenatori che — in caso di nuovo esonero — potrebbero non essere neppure più operativi nel club.
Oltre alla questione economica, c’è il tema del fair play finanziario UEFA. La situazione è monitorata da vicino e, secondo quanto filtra, l’eventuale necessità di ingaggiare un nuovo allenatore e un altro staff tecnico rischierebbe di appesantire ulteriormente un bilancio già sotto pressione.
Un’esigenza che va a cozzare con il business plan della proprietà, recentemente rivisto al ribasso. Ogni spesa extra, specie se legata a posizioni “non produttive”, come quelle degli allenatori esonerati, potrebbe comportare scelte più restrittive sul mercato o sulle strategie di sviluppo.