La Juventus cade rovinosamente a Como e lo fa nel peggior momento possibile. Il 2-0 firmato Kempf e Nico Paz è una sentenza severa, ma giusta, per ciò che si è visto in campo: una Juve impaurita, lenta, senza idee e profondamente confusa. E adesso non si può più far finta di niente: Igor Tudor è in evidente difficoltà e la panchina comincia a scricchiolare seriamente.
La sconfitta in sé è grave, ma ancora più preoccupante è il come è maturata. I bianconeri sono stati dominati sotto ogni aspetto: intensità, organizzazione, spirito. Il Como di Fabregas ha mostrato un’identità chiara, una condizione fisica brillante e una fame da provinciale ambiziosa. La Juventus, al contrario, è sembrata la copia sbiadita della squadra che ad agosto sognava lo scudetto.
Cinque pareggi consecutivi avevano già messo in allarme l’ambiente, ma la batosta del “Sinigaglia” sancisce l’inizio di una vera crisi tecnica e mentale. E adesso arriva il Real Madrid, in trasferta. Uno scenario che rischia di trasformarsi in incubo.
Parte delle responsabilità non possono che ricadere sull’allenatore. Tudor ha cambiato modulo tre volte in quattro partite, senza mai trovare la quadra. Ha stravolto l’assetto tattico e ha trasmesso insicurezza a un gruppo che avrebbe bisogno invece di certezze. Scelte discutibili, cambi tardivi e un linguaggio del corpo da uomo spaesato: tutto racconta di un tecnico in crisi.
L’ultimo tentativo – il 3-5-2 studiato alla vigilia – è stato un fallimento. Un centrocampo senza filtro, una difesa spesso in affanno e un attacco spuntato, senza soluzioni né ispirazione. E mentre il Como festeggia, la Juve si lecca le ferite. Ancora una volta. La Juventus non può permettersi di perdere ulteriore terreno. Lo spettro di un’altra stagione fallimentare è dietro l’angolo. Per questo la società deve agire, e in fretta. Continuare con Tudor, in queste condizioni, rischia di peggiorare la situazione. Serve una figura che ridia ordine, compattezza e, soprattutto, identità.