Correva l’anno 1985 e, alla guida del nostro Paese, c’era Bettino Craxi. L’economia faceva registrare un nuovo miracolo economico, seppur ricco di contraddizioni. Il costo della vita, in quel 1985, era di circa seicentomila lire per uno stipendio medio di un operaio, mentre la benzina costava milletrecentoventinove lire al litro e per un caffè al bar si pagava 400 lire, ovvero l’equivalente di 0,21 centesimi di euro di oggi. Insomma, l’Italia stava attraversando un periodo di forte crescita economica che l’aveva collocata tra i sette migliori paesi mondiali. Nel mondo del calcio, l’Italia poteva vantare una squadra a strisce bianconere che, dopo averla innalzato l’Italia sul tetto del mondo, durante i mondiali del 1982, con sei titolari su undici presenti in campo, stava per conquistare il trofeo di calcio più ambito; la Coppa dei Campioni. Questa formazione calcistica era la Juventus. La migliore compagine, della nazione campione del mondo, con in bacheca ventuno scudetti in aggiunta a otto coppe nazionali. La squadra di Torino, guidata da Giovanni Trapattoni, aveva conquistato anche la Coppa Uefa, a Bilbao nel 1977, con una formazione composta di soli italiani, l’unica squadra nostrana ad esserci riuscita nella storia. Poi aveva vinto la Coppa Delle Coppe allo stadio San Iacobs di Basilea, in una bella serata di metà maggio del 1984, annichilendo il Porto con un perentorio due a uno. Ed infine il trionfo contro il Liverpool, per due a zero, nella Supercoppa Europea, in una serata glaciale di meta gennaio di quello stesso anno, allo stadio Comunale di Torino. E proprio conto la squadra inglese si sarebbe disputata la finale di Coppa dei Campioni.
L’appuntamento era fissato proprio per il 29 maggio di quel 1985. Ma poco prima del fischio di inizio, i tifosi della Juventus, che si trovavano nel settore Z dello stadio Heysel di Bruxelles, teatro di quella partita, vennero travolti e schiacciati contro le balaustre o precipitati dalle gradinate, dalla furia degli hooligans inglesi. Morirono 39 tifosi, di cui 32 italiani, che avevano la sola colpa di essere andati lì a vedere una partita di calcio, in uno stadio che palesò immediatamente la sua inadeguatezza, nell’ospitare quell’evento, sia per la mancanza dei servizi di sicurezza che per la totale assenza di ordine pubblico, Trentanove tifosi juventini che portavano, nel cuore, la speranza di festeggiare la prima Coppa dei Campioni della storia del club bianconero. E invece trovarono una morte orribile. Trentanove come gli anni che sono trascorsi da quel giorno. Ma il ricordo di quella tragedia resta viva nei cuori dei tifosi della Juventus e di tutti i veri sportivi che amano il calcio. Perché, come scrisse Ugo Foscolo: “Nessuno muore finchè vive nel cuore di chi resta.”Antonio Pesca

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