Tra gli uomini di Max, chi avrà un finale analogo è Alex Sandro. Un anno fa Allegri gli ha fatto raggiungere il numero di presenze che ha fatto scattare il rinnovo automatico del brasiliano a cifre ampiamente fuori dal tempo e lo ha portato a sfiorare il record di presenze in bianconero per un giocatore straniero. In scadenza a giugno: stavolta non resterà. Dici “fedelissimi di Allegri” e insieme ad Alex Sandro e Rabiot tra i nomi sul taccuino c’è quello di Mattia De Sciglio. La cui parabola di certo è stata fortemente legata a quella del mister livornese. Dopo il rinnovo caldeggiato da Max due anni fa, l’esterno ex Milan ha un altro anno di contratto. Che renderebbe relativamente facile salutarsi adesso. Ma d’altra parte nell’ottica Juve e del ritorno verosimile alla difesa a quattro con fasce da ridisegnare, un uomo con le caratteristiche di De Sciglio, a 1,5 milioni di contratto, è una figura che può far più comodo tenere che salutare.

C’è poi chi è “fedelissimo” perché ad Allegri deve molto, come Federico Gatti che dal mister è stato lanciato. Ma fa parte del progetto di lungo termine a prescindere dalla presenza di Max, anche se andrà verificato al momento di calarsi in un sistema diverso come quello di Thiago Motta. E poi c’è chi ha fama di “fedelissimo” forse come Fabio Miretti, anche lui lanciato due anni fa, che col tecnico condivide oltretutto l’agenzia, o chi come Daniele Rugani è con Allegri che ha vissuto le stagioni più significative, ma francamente è difficile considerare ancora tale visto lo scarso impiego di questa stagione, come Mattia Perin. Per il difensore, in scadenza, c’è anche in ballo il rinnovo, analogo a quello del portiere, o di De Sciglio, più volte dato in fase estremamente avanzata. Ma è un dato di fatto che adesso si ridanno le carte. E a decidere il futuro non sarà la discontinuità con Allegri, ma la funzionalità al nuovo progetto.

 

C’è chi, come Federico Chiesa, di fronte al fatto compiuto della separazione con Massimiliano Allegri può disfare la valigia e tornare con motivazioni ulteriori a parlare di rinnovo con la Juventus, con la prospettiva di un nuovo corso tecnico tutto da scoprire. Nel bene e nel male: non necessariamente il cambio di allenatore significherà per tutti scenari migliori nel nuovo progetto. E poi c’è chi, legato a Max da un legame sicuramente tecnico, e in alcuni casi di fiducia e intesa in senso più ampio, con l’avvicendamento in panchina vede sicuramente cambiare le proprie prospettive, e magari guarda anche all’uscita.

Un anno fa di questi tempi e anche prima, quando ancora Giuntoli non era arrivato e in un vuoto di potere (in senso buono) occupato solo da Manna, la voce di Allegri era la più importante nella pianificazione dell’organico. E’ il periodo che ha portato alla conferma annuale di Adrien Rabiot e alla richiesta arrivata dal tecnico dell’acquisto a titolo definitivo di Arek Milik. Il rapporto di fiducia tecnica col polacco, in verità poco utilizzato per tutta la prima parte di stagione, ha subìto un contraccolpo con l’espulsione con l’Empoli, anche se poi è stato l’ex Napoli con le sue partite migliori a portare la Signora a giocare per l’unico trofeo stagionale, la Coppa Italia: adesso è in uscita.

 

Il legame di Rabiot con Allegri d’altra parte è trasparente, ben visibile anche nei festeggiamenti sul prato dell’Olimpico e fino al saluto social del “Duca” a Max leggibile anche come una presa di distanza dal provvedimento assunto (“meritavi un addio diverso”), che non sembra esattamente un avvicinamento in vista della scadenza di contratto a fine stagione e del tavolo per l’eventuale rinnovo. Da qui a dare per certa la partenza del francese ce ne passa, perché forte per Rabiot è anche il legame con l’ex compagno e mentore Thiago Motta, e perché per la società tenere il francese anche a prezzo alto costa meno di andare a cercare un sostituto. Adrien è un fedelissimo, ma il finale se lo scrive da solo.

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