L’UDINESE HA DANZATO SUI RESTI DELLA JUVENTUS

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Nel calcio, come del resto nella vita, ci sono vittorie e sconfitte. Questa è una legge universale a cui nessuno sfugge. Quindi non scampano a tale regola neanche quelle formazioni calcistiche che hanno maggiormente trionfato sui rettangoli verdi di tutto il mondo. E, tra queste compagini, la Juventus F.C. merita una menzione speciale, visto che nessuno detiene una bacheca ricca di trofei come la sua. Solo che da qualche anno, non solo la sua attitudine al trionfo è venuta meno, ma addirittura sìè volatizzato quel carattere speciale che ne ha fatto la sua fortuna. Infatti, la disfatta di ieri sera, tra le mura amichee contro una modesta Udinese, testimonia, se ce ne fosse stato ancora bisogno, quella ingloriosa resa, caratteriale e agonistica, della squadra a strisce bianconere. Un fatto che non trova giustificazioni nella rosa della squadra, composta di tanti nazionali di prima fascia e di giovani tra i più promettenti in Europa. Allora come si spiegatutto ciò? La risposta, a tale interrogativo, non può non trovarsi nella guida tecnica della squadra. Una conduzione che ha un nome e cognome: Massimiliano Allegri. Ritornato sulla panchina della Vecchia Signora, tre anni fa, doveva, secondo le intenzioni di chi lo aveva voluto a peso d’oro, (nove milioni netti a stagione per quattro anni), riportarci sul gradino più altro in Italia e, magari, in Europa. Ma i sogni, e le speranze, svaniscono presto se manca la sostanza. E, in questo allenatore, le lacune, tecnico tattiche sono infinite. Da tre anni assistiamo ad un continuo cantiere calcistico con formazioni incessantemente rivoluzionate. Calciatori spostati in diversi settori del campo che, imbarazzati, cercano di adattarsi a dei ruoli non loro. Non uno schema di gioco che caratterizzi la squadra bianconera. Della Juve, che imponeva il suo modo autorevole di stare in campo si sono perse le tracce. Se si riesce a portare a casa una vittoria, il più delle volte lo si fa parcheggiando l’autobus davanti alla propria porta. Un atteggiamento che somiglia molto ad una squadra provinciale degli anni settanta. Attaccanti che vengono lasciati da soli in balia delle difese avversarie. Centrocampisti che si muovono affidandosi solo alle proprie capacità tecniche. Infatti, ciò che salta immediatamente all’occhio degli spettatori, e la totale assenza di un’idea di calcio. La difesa costretta agli straordinari, visto che le fasce avversarie forniscono continuamente assist in mezzo all’area di rigore. Il tutto, condito con il premio al demerito. Infatti, si premia chi è il meno bravo. Basta leggere chi era in campo nell’ultima partita con l’Udinese, e chi si sedeva in panchina. Ieri, sul rettangolo verde giocava un ex calciatore, Alex Sandro, improvvisato difensore (infatti ha regalato il gol alla squadra friulana), mentre Rugani sedeva in panchina. Panchina per lo stesso Yildiz, Alcaraz (preso in prestito a peso d’oro a centrocampo per non giocare), e tanti altri. Un’altra partita ingloriosa di una serie infinita di gare, tutte uguali e tutte deludenti.Il tutto nonostante la Juventus quest’anno non disputi le coppe europee e quindi può concentrarsi solo sul campionato. 

Dunque, dopo tre anni, (sorvolando sugli anni precedenti, vincenti in Italia e deludenti in Europa), la logica e l’onesta intellettuale dovrebbe indurre, chi detiene i destini della Juventus, ad aprire un nuovo ciclo allontanando Allegri dalla panchina. Purtroppo, da alcuni anni la logica sembra non sia più di casa nelle stanze del potere bianconero, e si preferisce ascoltare le sirene di tanti giornalisti che tessono le lodi del tecnico livornese. Cosi, in forza della legge dei corsi e ricorsi storici, le lancette del tempo sembrano averci riportato indietro ai tempi bui del post-calciopoli. Ma, a differenza di quei tempi, abbiamo un vantaggio e uno svantaggio: il vantaggio è quello di avere una rosa dei giocatori di primo piano da cui ripartire; lo svantaggio è avere, in panchina questo allenatore.

P.s. Cinquant’anni fa circa, dopo che la nostra nazionale vinse un’amichevole sul terreno di gioco dell’Inghilterra, un giornale londinese uscì con questo titolo: “Ieri sera undici folletti azzurri hanno danzato sulla tomba del calcio inglese”. Prendendo a prestito questa intestazione si può dire che ieri sera: “undici folletti bianconeri “friulani” hanno danzato su ciò che restava della gloriosa Juventus”. E senza un radicale cambiamento nella conduzione tecnica, tutto ciò è destinato, purtroppo, a ripetersi. Antonio Pesca

 

 

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