LA LEZIONE DI TEVEZ E UN ALLENATORE ARRIVATO AL CAPOLINEA

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Una volta il grande Carlito Tevez uscì dal campo dando del Cagon ad allegri. Era una parola semplificatrice che però diceva già tutto. Ma quella era una grandissima squadra che aveva imparato a giocare con Conte. Quest’anno la chiave di lettura decisiva è la partita con l’Empoli. Lì tutto è finito ma anche tutto è diventato chiaro. E le due partite successive e la fuga dell’Inter ne sono la diretta conseguenza. Così come lo sarà anche la prosecuzione del campionato perchè ora arriva il difficile, ora che i giocatori sono disillusi, si sentono persi, e, penso, non ci sono i Buffon, i Chiellini, i Bonucci a metterli di fronte alle loro responsabilità. Oggi, ma anche con l’Empoli, la Juve avrebbe dovuto schierare il 343 o 433: se non lo fai in queste partite, vuol dire che rinunci a vincere con il gioco. Nelle partite più impegnative va bene il 352, ma con interpreti messi in campo diversi e correttamente.  Vlahovic ha tenuto in piedi la Juve, insieme ad altri due o tre. Il resto è una squadra priva di tutto, schemi, atleticità, lucidità, profondità, ma non di giocatori, anche se ci manca qualcosa a centrocampo. E’ una squadra che specula sulla possibilità che ci scappi il gol, in quanto possiede giocatori in grado di farne anche con questo non gioco. Ma se non succede, se si attacca e non si costruisce nulla, se non ci scappa la giocata estemporanea, allora sono dolori. Gli avversari ormai, soprattutto le “piccole”, sanno bene come atteggiarsi con la Juve. E’ semplice: chiudersi, ma non rinunciare a giocare il pallone, riempire la metà campo della Juve quando si è in condizioni di attaccare: un tiro ci scappa sempre e un gol può arrivare sempre. Tutto questo è responsabilità del nostro non allenatore. Far giocare A. Sandro è fuori dalla realtà, non far giocare Nicolussi e Yldiz dall’inizio è follia. Si deve tentare subito con Alcaraz di cambiare le cose, altrimenti che l’abbiamo preso a fare? Insomma via subito questo non allenatore e diamo la Juve, subito, a qualcuno che abbia un po’ di amore e rispetto per la squadra e i suoi tifosi. La società e i tifosi, però, devono capire il momento: bisogna pretendere un cambiamento. Gaetano Russo

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