OGGI 21 ANNI FA AGNELLI CI LASCIAVA

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Ventuno anni fa l’addio, a 81 anni, Gianni Agnelli: la Juventus ha ricordato l‘Avvocato attraverso i propri canali social. È il giorno del ricordo di una figura leggendaria, dell’icona della storia bianconera, di una delle menti più illuminate dell’imprenditoria che con la sua visione e il suo stile ha fatto la storia del calcio.

La Juventus degli Agnelli nacque il 24 luglio del 1923, in un Consiglio d’Amministrazione nel quale Edoardo esordì spiegando che interpreterà “il ruolo di presidente in modo tutt’altro che onorifico perché una cosa fatta bene può sempre essere fatta meglio”. Una filosofia portata avanti nei suoi anni da presidente effettivo della Juventus, dal 22 luglio 1947 al 18 settembre 1954, ma anche per tutto il resto della sua vita quando con la sua saggezza e il suo ruolo mai passivo per le sorti del club non è mai stato marginale per contribuire alla gloria della sua amata Juve.

24 gennaio 2003. Il giorno in cui si è fermato non solo l’orologio che portava sempre rigorosamente sopra il polsino della camicia, ma anche un po’ lo spartiacque di un’epoca che ha lasciato un segno indelebile nella storia della Juventus. Giovanni Agnelli è stato il Presidente, il simbolo di una lunga stagione in bianconero andata oltre gli irripetibili risultati raccolti sul campo. Una guida e un modello, una traccia che la Juventus continua ancora oggi a seguire facendo tesoro degli insegnamenti e sorridendo ripensando alle tante frasi rimaste celebri. Lezioni anche quelle, che 21 anni dopo restano impresse nel DNA della nostra società. Stile, vittorie e soprattutto amore per il bianconero: un’eredità da preservare, un cammino da continuare a portare avanti. All’ingresso dello Juventus Museum, la casa di tutti i trofei bianconeri, è riportata una sua frase: «Mi emoziono perfino quando leggo in qualche titolo di giornale la lettera J. Penso subito alla Juve». Anche noi, da sempre e oggi in particolare, quando leggiamo Juventus pensiamo subito all’Avvocato“.

Agnelli, una vita scandita da frasi leggendarie

Gianni Agnelli è stato un universo nel mondo Juve. Le sue celebri frasi sono rimaste come un’eredità di brillanti spunti d’intelletto che si tramandano di generazione in generazione. “Quando diventai Presidente della Juventus scrissero: una società di 50 anni ha ora un presidente di 25”“Ho dato a Del Piero il soprannome Pinturicchio: per l’estetica, per il modo di giocare. I suoi gol sono sempre eccellenti”“Di Stile Juve, parlano gli altri, non noi”; “Prima della partita, sono sempre nervoso. Dopo, quasi sempre soddisfatto”. Riascoltarle è come stare a sentire una storia che non si smetterebbe mai di ascoltare. Perché l’Avvocato Agnelli faceva la storia ogni volta che apriva la bocca con la sua capacità di non essere mai banale. “Amo il calcio, forse lo amo troppo, a tal punto da mettere in secondo ordine le alternative domenicali. Sì, amo molto questo sport che non ha rivali”“La passione non cambia e non invecchia. Questo è sicuro”“È chiaro che a Villar Perosa sono più popolare dei giocatori. Se non lo sono a casa mia…”“Boniperti e Trapattoni meritano riconoscenza”. Dulcis in fundo: “L’ho detto pure ai giocatori: per noi la maglia conta più dei nomi”. Pensieri da recitare tutti d’un fiato. Un inno di classe e signorilità.

La scuderia di campioni dell’Avvocato

Il destino ha voluto che Gigi Riva morisse due giorni prima dell’anniversario della sua scomparsa. Quel Riva che è stato uno dei pochi campioni che non è riuscito a convincere ad accettare la Juve. Perché l’Avvocato Agnelli, e la sua famiglia, amavano i campioni come fossero cavalli di razza da aggiungere alla sua scuderia e se decideva di piazzare l’affondo decisivo resistergli era difficile se non impossibile. Pietro Anastasi, Paolo Rossi; Roberto Baggio; Giorgio Chiellini; Gianluigi Buffon; Dino Zoff; Carlo Parola; Paolo Montero; Roberto Bettega; John Charles; Raiumundo Orsi; Alessandro Del Piero; Giampiero Boniperti; Omar Sivori; Michel Platini. Un elenco da brividi. La personale collezione del mecenate dal calcio, Gianni Angelli.

Platini, l’Avvocato e il regalo del Pallone d’Oro 1983

Michel Platini è stato tra i suoi gioielli più amati. Quando parlava di lui l’Avvocato spiegava: “Platini, per me, oltre a essere un amico è un italiano che ha fatto bene in Francia, lo paragonerei al Mazzarino. Il racconto di Platini del rapporto con l’Avvocato è un condensato di amore e rispetto: “Quando firmai il contratto mi dissero ti passo l’Avvocato e io risposi: ma l’avvocato è qui! Mi fu risposto l’Avvocato, l’Avvocato Angelli. Presi il telefono, lui mi salutò in francese e mi disse: dobbiamo vincere la Coppa dei Campioni. Risposi: proviamo. Era così intelligente che capiva le cose, mi chiese di andare a casa sua prima che mi ritirassi. Non voleva che andassi in un altro club. Volle accertarsene e mi offrì di lavorare con lui dopo il ritiro, ma gli dissi che volevo tornare a casa a vedere il mare. Nel giorno del suo settantesimo compleanno gli regalai il Pallone d’Oro che avevo vinto nel 1983 e lui rimase molto sorpreso. Mi chiese se era tutto d’oro e risposi: Avvocato se non fosse stato tutto d’oro non glielo avrei mai regalato”.

Il ricordo dell’Avvocato su Hurrà Juventus

E in un giorno così tornano tra le mane anche Hurrà Juventus. Il toccante ricordo di Vittorio Chiusano“Anche se purtroppo era attesa, la notizia della scomparsa dell’avvocato Giovanni Agnelli resta tristissima e angosciante. Conservo di lui molti ricordi ed è una persona impossibile da dimenticare avendo assunto nel nostro Paese un ruolo pressoché istituzionale per le sue qualità morali, culturali, intellettuali ed anche sportive. Come si sa, era attaccatisimo con tutta la sua famiglia alla Juventus. Famiglia Agneli e Juventus sono sempre state un binomio inscindibile. Per l’Avvocato Agnelli lo sport era una lezione di vita oltreché un momento insostiruibile di goia e divertimento fra le tante preoccupazioni che il suo ruolo gli comportava. Per questo fino a quando la salute lo ha assistito non ha mai perso una partita, partecipando con sincero encusasmo a succes della squadra e interveniva pure spesso agli allenamenti dove allenatori e giocatori lo accoglievano con autentica simpatia”.

 

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