PIPPO INZAGHI ALLEGRI VECCHIE RUGGINI: “MI FECE SMETTERE DI GIOCARE: “POI LO PICCHIO’ A MILANELLO

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“Allegri mi fece smettere”: Inzaghi verso lo Stadium, tra sassolini da togliersi e quel ricordo agrodolce col Benevento

I ricordi di chi ha segnato 89 gol in 165 partite vincendo uno scudetto, una Supercoppa Italiana e un trofeo Intertoto con la maglia della Juventus andranno a chiudere l’incredibile serie di sei partite che hanno messo e metteranno Pippo Inzaghi contro le sue ex squadre. Ha cominciato col Bologna (solo da allenatore, senza sussulti, con un esonero nel 2019), poi è stata la volta dell’Atalanta che lo vide capocannoniere di Serie A nel torneo 1996/97, poi il Milan con cui ha vinto praticamente tutto da giocatore dal 2001 al 2012, ancora il Verona (13 gol in 36 partite nel 1994 in Serie B e la nascita del soprannome Superpippo), per finire con i bianconeri, amore intenso durato 4 anni (1997-2001). Da calciatore contro la Juve ha ottenuto una vittoria, tre pareggi e quattro sconfitte segnando solo due gol (una doppietta in maglia Milan il 14 aprile 2008, finì 3-2 per i piemontesi). Ora il doppio confronto, si parte giovedì con la Coppa Italia in trasferta.

I ricordi beffardi

Allo Stadium ci è sceso in campo soltanto una volta da giocatore, per motivi anagrafici, peraltro proprio in Coppa Italia: era una semifinale di ritorno e il suo Milan pareggiò 2-2 venendo eliminato. Era il 20 marzo 2012 e Pippo Inzaghi subentrò a un giovane El Shaarawy a una dozzina di minuti dalla fine. L’allenatore rossonero? Quel Max Allegri che oggi siede sulla panchina della Juventus e contro il quale – in quattro confronti da collega – ha sempre perso, segnando un gol e subendone ben otto con le sue squadre. Proprio il tecnico livornese fu protagonista di uno scontro con l’ex attaccante, quando aveva iniziato appena la carriera da allenatore nelle giovanili milaniste. I due ebbero un violento alterco nel centro sportivo che il club rossonero e poi gli stessi diretti interessati minimizzarono a favore di telecamera sul canale ufficiale del club smentendo la lite e addirittura gli spintoni di cui all’epoca gli organi di stampa parlarono.

Vecchie ruggini

Pochi mesi prima Inzaghi si era ritirato. Costretto a farlo, avrebbe poi specificato in seguito. Lo ha ricordato anche recentemente, mettendo nero su bianco quest’estate sulla sua autobiografia, “Il momento giusto”. Qui, uno stralcio: Era stato Allegri a chiudere la mia carriera da giocatore. Io e il Milan, infatti, nella primavera del 2012 avevamo trovato un accordo per prolungare di un anno il mio contratto. Io sarei stato un importante collante nello spogliatoio che nel giro di poco tempo aveva perso Maldini, Pirlo, Nesta, Gattuso, Seedorf. Elementi di spessore che avevano lasciato un vuoto profondo. Non avrei accampato alcuna pretesa. Galliani era felice di aver trovato insieme a me questa soluzione. Allegri invece la bocciò, non mi voleva più nello spogliatoio e lo disse al dirigente chiedendo che non mi fosse rinnovato il contratto. Per me fu una mazzata”.

 LO SCONTRO FISICO

Inzaghi-Allegri, lo scontro del 2012

Inzaghi decise allora di ritirarsi e gli fu affidata la panchina degli Allievi del Milan. E poco dopo fu protagonista di uno scontro clamoroso con l’attuale tecnico della Juventus. Nel settembre 2012 i due si incrociarono al centro sportivo Vismara, sede del settore giovanile rossonero. Allegri salutò il neo collega, ricevendo una gelida risposta:

“Per me non esisti”. Infuriato, l’allenatore livornese lo insultò pesantemente davanti a chi era presente al centro d’allenamento: un alterco che arrivò  allo scontro fisico superpippo lo prese a pugni , nonostante i successivi tentativi della società di minimizzare l’accaduto, anche con un siparietto tra i due a favore di telecamera nella tv ufficiale del club.

 

Dalle stelle alle stalle in 10 gare

Che dire della vittoria esaltante che Superpippo – da allenatore del Benevento, una piccola – ottenne proprio in casa della Vecchia Signora quasi tre anni fa? Finì 0-1, rete di Adolfo Gaich che sfruttò un madornale errore di Arthur. L’entusiasmo per l’allenatore sannita (che lì aveva perso da tecnico sia col Milan, 3-1 nel febbraio 2015, sia in seguito 2-0 col Bologna) fu tanto, però quella vittoria fu paradossalmente condanna e maledizione per i sanniti, che da allora non vinsero più fino a fine stagione e retrocessero nel modo più incredibile e inaspettato. Danilo, Rabiot, Chiesa e McKennie sono gli unici superstiti di quella gara disputata il 21 marzo 2021. I giallorossi interruppero una serie di undici partite senza successi, salirono a quota 29 punti, a +7 sulla terzultima (all’epoca il Cagliari) e a pari punti con Fiorentina e Spezia, col Torino a fare da cuscinetto a 24. Sembrava l’anticamera di una salvezza tranquilla e invece fu l’inizio di un incubo: nelle restanti dieci partite Inzaghi raccolse la miseria di tre pareggi e terminò la stagione al terzultimo posto. Il Cagliari gli recuperò i sette punti di svantaggio chiudendo addirittura a 37, come il Torino.

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