IL PROCURATORE CHINE’ UNO SCHELETRO NELL’ARMADIO DI GRAVINA TRA OMISSIONI, DOPPI INCARICHI E CONFLITTI DI COMPETENZE

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Giuseppe Chinè calabrese di Bovalino cittadina con meno di 9 mila anime in provincia di Reggio Calabria, guida la Procura Federale dal 2019 quando prese il posto in via provvisoria del dimissionario (o dimissionato, fra poco vedremo) Giuseppe Pecoraro.

 

La storia parte da qui, è il 2019, siamo intorno alla fine di novembre, Gravina, smanioso di riformare la giustizia sportiva, chiede la testa di Pecoraro, l’ex Prefetto di Roma, da uomo delle istituzioni, la consegna l’11 dicembre ed al suo posto viene subito nominato Giuseppe Chinè, la nomina è “provvisoria”. Chinè opera già in FIGC perché lo stesso Gravina lo aveva nominato procuratore aggiunto insieme ad altre quattro persone: Marco Di Lello (con funzioni di procuratore federale Interregionale), Alessandro Gentili (assegnato alla Procura Federale Interregionale), Gioacchino Tornatore, Luigi De Ficchy, e, appunto, il vicario Giuseppe Chinè.

Da provvisiorio a definitivo è un battito di ciglia e così Chinè, ottiene l’ufficio pochi attimo dopo la conferma di Gabriele Gravina a presidente federale. Ebbene si, l’uomo che nel 2016 si rifiutò di venire a Pisa a consegnare il trofeo destinato al vincitore dei playoff della Lega Pro, allora presieduta da Gravina, l’uomo che si schierò apertamente con Petroni, punta su Chinè evidentemente il saper scegliere e giudicare le persone non è una delle qualità del presidente federale. Perché diciamo questo? Perché Chinè finirà subito nell’occhio del ciclone, con tanto di doppia interrogazione parlamentare.

A scriverlo è “Repubblica” il 26 maggio 2021 “l’indagatore della Procura della Federcalcio è finito sotto la lente d’ingrandimento. Non della giustizia sportiva, però. Ma del Senato della Repubblica”. A presentare una interrogazione sono tre senatori: Elio Lannutti, Luisa Angrisani e Margherita Corrado (nessuna parentela con il presidente nerazzurro). “Il motivo, scrive Repubblicaè che Chinè dal 16 febbraio è diventato il Capo di gabinetto del Ministro Franco al Mef. Un incarico di grande prestigio, che si è aggiunto a quello di Procuratore federale. Solo che nella dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità e incompatibilità ha omesso di comunicare proprio il suo incarico federale, segnalando come unico incarico presso enti pubblici o privati quello da Giudice tributario presso la Commissione di giustizia tributaria”, insomma il procuratore ha dimenticato di dichiarare una “plusvalenza” dei suoi incarichi. Un fatto non di poco conto perché la Federcalcio ha si natura privatistica, ma come ogni federazione percepisce finanziamenti pubblici.

Passa l’estate ed il 29 ottobre 2021, come riporta tavolta il quotidiano “Il Tempo” è l’onorevole Andrea Del Mastro Delle Vedove a presentare una interrogazione parlamentare. Oltre alla questione precedente stavolta c’è dell’altro: “L’incarico calcistico, in scadenza a giugno 2021, viene rinnovato nel mese di aprile, scrive Il TempoE a luglio Chiné è confermato nella carica, ma stavolta comunica la nomina sportiva. Con un errore, o «un falso», accusa Delmastro nell’interrogazione parlamentare. Perché Chiné dirige la Procura federale appunto da dicembre di due anni prima, dopo le dimissioni del prefetto Pecoraro, suo predecessoreAll’epoca si pensava ad un incarico di breve durata, fino ad agosto 2020, ma fu prorogato di un anno causa emergenza Covid. Perché suscita imbarazzo questa storia? Perché il capo di gabinetto dell’economia dirige il traffico di svariati quattrini, ovviamente. Una parte è indirizzata anche verso il mondo delle sport e le varie federazioni, segnatamente anche quella del calcio, per la quale è chiamato a giudicare. È normale? Finora nessuno ha risposto ad interrogativi emersi, anche se in maniera parziale pure a mezzo stampa. E ci si chiede se si dovrà attendere ancora molto per capire che cosa è accaduto tra febbraio e luglio, con due certificazioni sottoscritte da Chiné ognuna con una differenza di non poco conto dall’altra. Ricorda Delmastro che se si dichiara il falso ci sono «sanzioni penali».

La Federcalcio si è occupata di questa vicenda, ma Gravina non ha voltato le spalle al suo fedelissimo e come riporta “Il Giornale” in data 31 ottobre 2021: “della vicenda si è anche occupata la stessa Federcalcio affidando l’incartamento al presidente della commissione di garanzia Pasquale De Lise, ex presidente del consiglio di stato. Dopo l’accurato esame ha proceduto all’archiviazione per dichiarata insussistenza”. Insomma per la federazione gli scheletri nell’armadio di colui che dirige la giustizia sportiva sono evidentemente differenti rispetto a quelli che lo stesso Chinè deve andare a scovare nei meandri delle società, giudicate da un uomo che per primo dovrebbe finire sotto accusa.

Ma sotto accusa di fatto non ci è mai finito e provate un un motore di ricerca a digitare “capo di gabinetto del Ministro Daniele Franco al MEF”, il nome che esce fuori è ancora quello di Giuseppe Chinè, lui che accusa il Pisa di una plusvalenza gonfiata relativa alla cessione alla Juventus del miglior portiere della Serie C e della serie B per due stagioni di fila. 3,2 milioni che evidentemente nostro signore delle poltrone ritiene eccessivi, nulla di che stupirsi visto che il Corriculum Vitae (leggi qui) del Dottor Chinè è talmente ricco di incarichi che nella vita lo avranno distolto molto dal provare a dare due calci ad un pallone o anche solo guardare in TV qualche partita di calcio.

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