FALSE FATTURE CHIESTO UN ANNO PER DE LAURENTIS PRESIDENTE DEL NAPOLI, MA NESSUNO LO DICE

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FALSE FATTURE – L’ipotesi è di ‘utilizzo di false fatturazioni’, in relazione alla triangolazione che si veniva a creare tra la società che intendeva acquistare un calciatore, il giocatore stesso e il suo procuratore: fino al giorno prima della firma del contratto, il procuratore risultava manager del calciatore, ma al momento della stipula assumeva le vesti di consulente del club che acquistava il cartellino e le prestazioni dell’atleta. Questa mossa consentiva al calciatore di abbattere i costi di stipendio per il proprio procuratore, facendo ricadere il netto dell’operazione sulle casse della società sportiva (per una operazione ritenuta fittizia).

Allora, giusto un paio di considerazioni. Avrete notato il diverso clamore tra l’inchiesta Prisma di Torino che, ricordiamolo, non vede ancora nessun rinviato a giudizio, e questo processo in cui è coinvolto il Napoli con De Laurentiis, il Milan con Galliani e l’Atalanta con Percassi, praticamente già alla fase conclusiva per il quale si attende solo la sentenza?

Ed ancora, il PM nell’inchiesta di Napoli, al termine della requisitoria, ci tiene a precisare, pur chiedendo la pena di un anno di carcere per gli imputati, che le società di calcio in fondo sono vittime e non carnefici di un sistema “distorsivo” del mercato.

Avete presente cosa dice il GIP nell’inchiesta Prisma sul tema plusvalenze e cioè che il metodo di contabilizzazione appare essere quello utilizzato da tutte le società in Italia e in Europa?

Basterebbero solo questi due elementi per far capire il diverso approccio delle due procure su due casi molto simili.

Ma sui quotidiani nazionali troverete 99 pagine sulla Juventus ed un trafiletto sul processo di Napoli.

Ed allora ti vengono in mente le parole di Palamara sulle inchieste nel mondo del calcio che ai magistrati servono di più per visibilità e notorietà se ad essere coinvolta è la Juventus rispetto alle altre società. Sergio Vessicchio

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