ORA SI FA STRADA LA RELAZIONE DEL GIP A SCAGIONARE LA JUVENTUS

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Finora abbiamo letto le idee dell’accusa, le intercettazioni selezionate dall’accusa, i calcoli dell’accusa. Tutto ciò che è stato dato in pasto all’opinione pubblica ha un’unica origine e, di fatto, anche un unico scopo: provare la colpevolezza della Juventus. Indipendentemente dall’onestà intellettuale con cui si utilizza, quel materiale è una rappresentazione di parte della realtà. Restituisce una visione più equilibrata leggere integralmente entrambe i documenti: la richiesta di misure cautelari dei pm e l’ordinanza del Gip che le respinge (che ha avuto molto meno successo sui media). Nella seconda, per esempio, ci sono tre elementi che cambiano almeno parzialmente lo scenario.

Primo: l’illiceità delle plusvalenze è meno certa di quanto pensino i pm e il Gip non prende la strada dei tribunali sportivi che hanno assolto tutti i club coinvolti per l’impossibilità di stabilire un valore oggettivo di un calciatore, ma assume che la plusvalenza da scambio di giocatori sia una prassi così consolidata nell’industria del calcio che nell’operare della Juventus potrebbe non esserci dolo (il che fa decadere il reato). I pm cercheranno di rovesciare questo ragionamento con le intercettazioni, ma intanto è da registrare che sul piatto principale dell’inchiesta, le plusvalenze, si aggiunge un altro giudice (dopo quelli sportivi) a sostenere tesi diverse da quelle accusatorie.

Secondo: l’effetto Covid. Non assolve, ma attenua in modo sostanziale l’operato della Juventus, considerate le circostanze «dell’imprevedibile contesto pandemico» che ha causato «danni economici esorbitanti» al calcio e, quindi, alla Juventus. Nel biennio della pandemia molte aziende si sono arrangiate come hanno potuto per tirare avanti, tappando falle impreviste e devastanti. Questo non significa un liberi tutti e non comporta condoni, ma gli illeciti amministrativi inquadrati in quel periodo possono assumere contorni diversi. E il Gip sembra volerlo ricordare a tutti.

Terzo: gli aumenti di capitale. La Juventus e i suoi azionisti hanno messo i soldi, e tanti, anche dopo essere a conoscenza dell’indagine e delle sue accuse. Un comportamento che richiama la coerenza con la quale la Juventus si sta difendendo e la convinzione di aver operato nel giusto (altrimenti non si immettono 700 milioni in due anni). Per semplificare in modo forse un po’ grossolano, ma efficace, è come dire che: se falso in bilancio c’è stato, non sono spariti soldi, anzi ne sono stati messi.

Tutto questo non significa che la Juventus è innocente, come quello che è stato diffuso finora non dimostra che la Juventus è colpevole. Significa che l’inchiesta di cui è oggetto è più complessa di un collage di pezzi di intercettazioni a effetto diffuso ferocemente su Internet, che la Juventus ha le sue ragioni da far valere e che gli scenari più catastrofici sono da escludere alla luce dei fatti. Il primo processo che si celebrerà sarà quello sportivo, nel quale verrà escluso a priori il tema delle plusvalenze (la giustizia sportiva ha già assolto) e che esplorerà quindi il tema della manovra stipendi e degli accordi extracontrattuali non depositati in Lega. Le eventuali violazioni dovranno essere asetticamente isolate e giudicate, ma leggendo, nell’intervista di pagina 2, le parole dell’avvocato Eduardo Chiacchio, uno stimatissimo esperto di diritto sportivo, si ha una visione meno allarmistica di quelle circolate nelle ultime settimane. La Giustizia si celebra confrontando l’accusa e la difesa: se fosse solo la prima a parlare, in fondo non servirebbero neanche i tribunali e neanche la democrazia. Fonte Tuttosport

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