ALLEGRI E LA MENTALITA’
La cosa che salta maggiormente agli occhi leggendo i vari commenti di TV, radio e giornali è: Allegri Santo Subito. Quasi tutti attribuiscono al livornese i meriti per questo cambio di mentalità sull’approccio alla partita. Con onestà devo dire che la partita non l’ho vista grazie a quello schifo di DAZN che, malgrado un mio ottimo collegamento internet e nell’era della tecnologia più avanzata, mi costringe a ogni partita pregare il padre eterno che non mi flagelli con continue interruzioni, cosa che avviene molto spesso. Per questo motivo e rassegnato ho seguito la partita per radio come ai vecchi tempi e poi le varie trasmissioni televisive e c’è stata una valanga di elogi per la Juve e specialmente per il “maestro” che con il suo proverbiale intuito e intelligenza tattica ha portato a casa un bel pareggio su un campo difficilissimo. Mi permetto di ricordare che la Juve al novantaduesimo era ancora sotto e senza tono polemico mi permetto anche di sottolineare che l’Atalanta, dall’inizio del campionato, in casa aveva fatto solo tredici punti e aveva perso le ultime due con squadre non irresistibili. Il pareggio può andare bene, ci mancherebbe, ma la Juve deve fare la Juve sempre, specialmente in una partita importante come questa forse non decisiva e la squadra aveva l’obbligo di andare in campo con mentalità vincente, ma credo che non sia merito di Allegri ma di un assoluto dovere morale che lui ha con la società e milioni di tifosi. Sono fermamente convinto che dipendesse da lui il tridente non lo schiererebbe mai e questa mentalità la stiamo pagando con la valanga di punti persi con squadre assolutamente papabili. È vero che non aveva Vlahovich ma con Udinese, Empoli, Sassuolo o Verona non mi si venga a dire che non si poteva schierare un tridente vero, meno potente di questo ma con giocatori votati all’attacco, non fare giocare ad esempio Chiesa sempre con l’occhio rivolto alla difesa o Dybala che quando giocava faceva il mediano e qui per pietà mi fermo. Certe mentalità non cambiano e nessuno mi toglie dalla testa che qualcosa di più pesante di una semplice gentile richiesta sia arrivata dall’alto. Va bene il silenzio, va bene il rispetto e l’autonomia delle scelte, ma basta guardare qualunque partita in giro per il mondo e non vedi squadre giocare male come la Juve e forse finalmente, credo e spero, i nostri dirigenti probabilmente si sono rotti delle figure barbine fatte. Sarà così, non sarà così, l’importante che Allegri non continui a fare danni. Mi ha divertito molto la battuta che ha fatto domenica sera a Pressing un giornalista quando ha detto che Allegri deve essere passato da Coverciano per rifare gli esami per il patentino da allenatore, intendendo ironicamente e ridacchiando simpaticamente che ora è costretto a cambiare tutte le sue filosofie di gioco, se di gioco si può parlare dico io. Sulle valutazioni del nostro direttore sui giocatori e sule formazioni schierate non voglio esprimere giudizi perché non sono sicuro di aver visto giocatori sfruttati nel loro ruolo naturale, anzi sono convinto del contrario. Uno come Rabiot che mansioni ha con Allegri? Nella Francia è sempre tra i migliori, mezz’ala sinistra per dirla all’antica, con noi è un giocatore pallido che ogni tanto si prende un’iniziativa coraggiosa, poi vanifica tutto con cazzate banali o palle perse in modo ridicolo e sanguinoso al limite dell’area. Arthur francamente non l’ho ancora capito perché o gli dai fiducia e lo schieri da titolare sempre e gli dai le chiavi del centrocampo, ma se uno gioca una partita si e tre o quattro no diventa un giocatore anonimo che dai critici più feroci viene preso sempre in mezzo e criticato per la sua lentezza e il fatto di non prendersi mai rischi.
Ma certi critici da salotto televisivo dovrebbero cambiare mestiere perché non sanno manco che un centrocampista deve avere movimento intorno a se, non avere gente ferma che attende il pallone tra i piedi e con la schiena alla porta, cosa abituale alla Juve di Allegri. Rimango della mia opinione che certi giornalisti e critici sono mani sottratte all’agricoltura, uno come Kean è addirittura odiato e sbeffeggiato solo perché è nato in casa ed è stato pagato troppo, come fosse colpa sua. Vorrei vedere Hallan o Lewandosky giocare isolati in avanti contro tre o quattro difensori, abbiamo già avuto qualche avvisaglia anche con Vlahovich cosa significhi giocare soli contro una difesa schierata. Ho il forte dubbio che dovremo rassegnarci all’andazzo attuale, le cose potranno cambiare solo quando in panchina ci sarà un allenatore, ma non sarà necessario un top da svenarci come con Allegri, ci sono giovani allenatori di talento che costano il giusto e che già oggi ci farebbero fare un grosso salto di qualità. Tanto per non fare nomi uno come Tudor sarebbe una scelta intelligente e ideale, è di casa, conosce benissimo l’ambiente e se Pirlo, molto presuntuoso, l’avesse ascoltato un po’ di più sulla fase difensiva forse sarebbe ancora sulla nostra panchina. Cari amici sono solo speranze e illusioni, il convento passa quello che per adesso vediamo ma ciò che mi fa ben sperare è che con quest’ultimo grosso sforzo tecnico-economico gli alibi siano finiti, o si diventa squadra vera o si cade nel limbo della mediocrità di cui abbiamo tanti esempi davanti.Sempre forza Juve. Danilo Girardi
