Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Questa è una verità risaputa, poiché iscritta nel ciclo della vita. E il calcio di certo non sfugge a questa regola. E cosi, anche per la Juve, dopo aver vinto nove titoli nazionale di fila, con tre diversi allenatori, è giunta la fine del glorioso decennio degli anni dieci del nuovo millennio. Ma ciò che lascia sbigottiti, in questo anno caratterizzato dal covid, è la ingloriosa resa della squadra a strisce bianconere. Guardando la rosa a disposizione si fa fatica ad accettare che questa formazione non raggiunga uno dei primi quattro posti che le renderebbe un posto nella prossima Champions League. Come non si riesce a digerire le scelte effettuate l’estate scorsa, con la guida tecnica affidata ad un debuttante, a discapito di un tecnico venuto dalla gavetta che aveva assicurato il nono scudetto di fila e la finale nella Coppa Nazionale. Certo, in Coppa dei Campioni avevamo subito una scottante eliminazione agli ottavi. Ma affidarsi ad uno neo patentato di Coverciano, che non aveva mai frequentato la panchina neanche quale secondo di altri allenatori, è stato un vero e proprio azzardo pagato a caro prezzo. Un salto nel buio, scelto dai vertici della società della zebra, che ci riporta indietro nel tempo. E precisamente ai tempi del post-calciopoli. Ci allontana dai grandi club europei che, il prossimo anno, si disputeranno la coppa dalle grandi orecchie con le nefaste conseguenze economiche che ne derivano. Una stagione, questa che tra un mese me mezzo si chiuderà, vissuta all’insegna di clamorosi errori che i vertici della società torinese non hanno riconosciuti, e corretti, nemmeno in corsa preferendo confermare Andrea Pirlo alla guida tecnica. Quasi cinquant’anni fa, la nostra nazionale vinse un’amichevole sul campo dell’Inghilterra. Era la prima volta nella storia del calcio che questo accadeva. Un giornale londinese uscì con questo titolo: “Ieri sera undici folletti azzurri hanno danzato sulla tomba del calcio inglese”. Prendendo a prestito questa intestazione si può dire che nel pomeriggio del diciotto aprile del duemila ventuno: “undici folletti “nerazzuri” hanno danzato su ciò che restava della gloriosa Juventus dei nove scudetti di fila”. Antonio Pesca
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