Nella vita puoi aver vinto qualsiasi cosa come un comune Zaccardo ma la delusione che hai provato tu il 5 maggio 2002 è talmente grande ed ha talmente scavato nella tua psiche lasciando ferite che, evidentemente, non si riemargiranno mai, che non hai potuto trattenerti dinanzi all’intervista di una persona che parlava solo ed esclusivamente della Juventus ma che era presente quel pomeriggio ad Udine ad aspettare il fischio finale dell’Olimipico in cui due ore prima eravate entrati da gladiatori uscendone con lo psicologo che vi cingeva le spalle.
Mi auguro che i tuoi figli, povere anime, non vedano mai la tua disperazione da cui prende vita il tuo rancore da ormai 19 anni, perché i campioni, quelli veri, sanno accettare le sconfitte prima di esaltarsi per le vittorie e tu, povero Materazzi, è per questo che non sarai mai ricordato come un campione ma come un modesto calciatore. Adesso vai, è ora di prendere i farmaci contro gli incubi.
In bocca al lupo. Paolo Scola