AGNELLI INVECE DI FARE IL MEA CULPA CONFERMA PIRLO,SAREBBE ORA CHE LA PROPRIETA’ SI SVEGLI

Analisi di un tifoso iuventino all’indomani della sconfitta, sul proprio terreno, con il Benevento

 

La F.C. Juventus, con l’avvento della famiglia Agnelli, avvenuto nel lontano 1923, ha da sempre improntato una filosofia di gestione della società seguendo alcune regole semplici ma che ne hanno decretato tanti successi. Una di queste regole è che, alla Juve, si comanda uno alla volta e il responso del campo ne determina il giudizio. Ora, dopo nove anni di fila, in cui la squadra si è fregiata del tricolore, era inevitabile che, prima o poi, abdicava. I cicli terminano. Però ci sono alcune cose che non tornano in quest’annata calcistica. Intanto le scelte fatte ad inizio anno e confermate in corso di stagione. Infatti, non bisognerebbe essere il genio calcistico di turno per comprendere che è stato fatto un vero e proprio azzardo a far guidare la squadra campione d’Italia, infoltita di campioni con una rosa da far invidia alle migliori compagini europee, ad un neo patentato di Coverciano che non si era mai seduto su alcuna panchina del mondo. Ovviamente, chi comanda ha tutto il diritto di scegliere a chi affidarsi. Però se ne assume i meriti o le responsabilità a secondo del responso del rettangolo verde. Allora vediamone i risultati. La Juventus è fuori dalla Coppa dei Campioni, uscita agli ottavi, per mano di una squadra, non certo irresistibile quale il Porto, con scelte fatte dal tecnico attuale che hanno lasciato sconcertati i più.

 

Dopo ventotto giornate di campionato siamo indietro di dieci punti sulla prima in classifica, l’Inter, e abbiamo tredici punti in meno rispetto allo scorso anno. A proposito dello scorso anno; la squadra era stata affidata a Maurizio Sarri che venne allontanato, nonostante avesse portato a casa lo scudetto e disputato la finale di Coppa Italia, poiché era uscito agli ottavi di Champions per opera del Lione. Se i risultati di Sarri erano tali da decretarne l’estromissione dalla panchina, quelli di Pirlo non dovrebbero sortire lo stesso effetto? La scelta di Pirlo, quale allenatore di una compagine che viene da nove tricolori di fila, è stata imposta direttamente da Andrea Agnelli. Sarebbe il caso che il presidente facesse almeno un mea culpa. Invece, si assiste alla conferma di Pirlo. Ci si aspettava una presa di posizione sugli innumerevoli torti arbitrali, sia in Europa che in Italia, e invece si assiste ad un silenzio assordante. Si osserva sbigottiti una compagine che svolge il suo compito senza un minimo di cattiveria agonistica. L’impressione è che stiamo assistendo ad una resa senza l’onore delle armi. E se le lodi sono state tante, per i nove anni di successi, anche le colpe dovrebbero far seguito a questo disastro calcistico. E tra i principali colpevoli ci sono il tecnico, Andrea Pirlo, e il suo mentore, Andrea Agnelli.  Che dovrebbero dar seguito alla filosofia calcistica della società, ovvero: andarsene. Antonio Pesca

 

 

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